TARQUINIA – E’ stato fissato per sabato alle 11, salvo imprevisti, il rito laico per salutare il professor Dario Angeletti. Un rito che, come anticipato, si terrà presso i locali dell’Università della Tuscia in piazza Verdi a Civitavecchia.
È infatti arrivato questa mattina il nulla osta per la consegna della salma alla famiglia del docente ucciso lo scorso7 dicembre con due colpi di pistola mentre si trovava nella sua auto, una Volvo v40 grigia, al parcheggio sterrato delle Saline di Tarquinia.
Due colpi sparati a distanza ravvicinata sotto l’orecchio destro di Angeletti trovato dai carabinieri con la cintura di sicurezza ancora allacciata.
Le indagini proseguono a tutto campo: agli inquirenti, come più volte detto, non convince il racconto di Cesaris, che di fronte al gip ha negato la premeditazione dell’omicidio, negando di conoscere il professor Angeletti.
La macchina dell’ex funzionario tecnico di laboratorio dell’Università di Pavia si trovava sulla scena del delitto prima che arrivasse la Volvo V40 della vittima. Per cercare nuove prove i carabinieri, con l’ausilio di un esperto, stanno passando al setaccio le apparecchiature informatiche sequestrate al presunto assassino.
Non è stato invece trovato il secondo bossolo; né c’è traccia dell’arma che Cesaris ha riferito di aver gettato in una località a dieci chilometri a sud di Tarquinia.
La ricercatrice, della quale Cesaris era ossessionato, potrebbe essere ascoltata nuovamente. Secondo la versione dell’indagato, fornita al gip, Cesaris e la donna avevano continuato a scambiarsi dei messaggi e il loro rapporto era rimasto buono, nonostante una relazione precedente, durata quattro anni, alla cui fine il 68enne non si sarebbe rassegnato. Lei era arrivata a San Martino al Cimino perché, dopo anni di precariato, aveva finalmente vinto un concorso, prendendo servizio nel luglio del 2020.
Il Ris di Roma proseguirà, inoltre, gli accertamenti sull’automobile di Angeletti alla ricerca di tracce di Dna e impronte digitali, ma non è escluso che il tecnico, certamente un esperto, possa avere utilizzato dei guanti in lattice. Cesaris, dopo il delitto, sarebbe tornato a casa e si sarebbe fatto una doccia per eliminare ogni traccia della polvere da sparo al fine di neutralizzare l’esito dello stub. L’uomo avrebbe fatto sparire anche il gilet che indossava al momento del delitto.
Cardiopatico e diabetico, Claudio Cesaris si trova ancora all’ospedale Belcolle di Viterbo in attesa che i medici lo dimettano. A quel punto per lui si apriranno le porte del carcere.
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