Non sarà Champions League. Era quello che francamente DDR, sapendo giustamente e brillantemente le carte che si sarebbe giocato, da cavallo rampante avrebbe desiderato puntare al massimo. E per un pugno di mosche non c’è riuscito. Per quella che sarebbe stata un’impresa. soprattutto considerando le premesse con cui la sua carriera d’allenatore del club della sua vita fossero partite, la sua AS Roma, reduce dalle mourinhane ceneri. Ha ricostruito un certo modo di fare calcio giallorosso, tornando a rendere ogni elemento della rosa parte importante di ciò che ama, che lui sa, eccome. Lo scontro diretto perso a Bergamo, le copertine tutte atalantine, senza alcun favore: l’Atalanta sapeva bene che restando quinta avrebbe favorito il sesto posto Champions giallorosso, così non ha fatto invece, il bello dello sport, la Roma di DDR sarà costretta a ripartire dalle sue naturali acque, l’Europa League. Ormai da diversi giorni. Ciò che innegabile avrà fatto male ai Friedkin. Ma dal nono posto ad un sesto più doppia semifinale europea qualcosa vorrà dire. Ecco perché Daniele adesso non diventa più soltanto presente ma pur futuro della Roma. Identità: ecco come si diventa grandi club. E nell’amichevole in Australia di fine stagione quel 5-2 al Milan di Bonera che forse aspetta Fonseca non può far altro che allargare il marchio della Roma dei Friedkin. Adesso il ritorno. Che per qualcuno è già addio. Ma l’ambizione è appena cominciata. Non puoi cessare. Anche se evidententemente vuoi costruire Roma e profili differenti, Abraham non è Lukaku. Devi saper ricostruire, centellinando quelle risorse Europa che non sono Champions.


