Un anno letteralmente d’oro per tutto il movimento tennistico italiano. Tra Slam e storica medaglia olimpica, fino a narrare e descrivere i tanti circuiti ATP. Ma soprattutto l’anno che ha consacrato il numero uno al mondo, che ieri sera s’è portato a casa l’ennesimo trofeo, centrando l’ennesimo traguardo: Jannik Sinner è il primo azzurro di sempre a conquistare uno US Open, prima di lui nel femminile solo Flavia Pennetta. Un successo che gli permette tra l’altro di blindare ulteriormente il primo posto ATP al mondo, con 4000 punti di vantaggio adesso a questo punto su tutti i rivali migliori, da Alcaraz fino all’eterno Djokovic passando per Zverev, quest’anno giunto alla definitiva consacrazione. A Flushing Meadows ha rispettato i pronostici. Si sentiva aria di titolo già da giovedì notte, quando vinse quella che in molti definivano la finale anticipata, il quarto con Medvedev; era palesemente il favorito, prima la semifinale con fraterno amico e favola Draper, poi la finalissima di ieri sera con Fritz che, nonostante sostenuto dal pubblico di casa egli quasi iconografica contemporanea del tennis a stelle e strisce, esce sconfitto senza scampo: tre set a zero netti a casa sua, prima 6-3 ad incanalare poi 6-4 e chiudere ogni contesto, fino alla reazione finale e l’ultimo combattuto set che Sinner chiude comunque 7-5, quello che gli vale definitivamente il trofeo. US Open a Jannik, dunque. Un altro mattoncino straordinario dopo un’estate così concitata, con quell’incubo e quello spauracchio doping tenuto segreto fino a Ferragosto, ma adesso per fortuna tutto alle spalle. Adesso per Sinner sarà soltanto riposo, meritato, dopo estate concitata. Non è stato pertanto selezionato e convocato per la Coppa Davis; scenderà in campo a fine mese per l’ATP 500 di Pechino, chiuderà la stagione ad est col Masters 1000 di Shangai.


