TARQUINIA – In occasione del 23 maggio, anniversario della Strage di Capaci, Diego Sileoni ricorda il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della magistrata Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi nel 1992 in un attentato mafioso che segnò profondamente la storia della Repubblica.
L’esplosione di cento chilogrammi di tritolo collocati lungo l’autostrada A29 da Cosa Nostra rappresentò un attacco diretto allo Stato, alla democrazia e ai principi fondamentali della convivenza civile. Da quella tragedia nacque una reazione ferma e determinata: un Paese che, pur ferito, scelse di rialzarsi e di rafforzare la propria lotta contro ogni forma di criminalità organizzata.
“Ricordare Falcone, Morvillo e gli uomini della scorta – dichiara Diego Sileoni – significa ribadire con forza che lo Stato non arretra. La mafia è una piaga che ha devastato vite, territori e coscienze, e contro questa violenza non esiste alcuna tolleranza. La mafia è nemica della libertà, della dignità e del futuro del nostro Paese: va combattuta senza esitazioni, senza ambiguità e senza alcun compromesso.
Chi sceglie la strada della criminalità organizzata si pone fuori dalla comunità civile. La risposta deve essere dura, continua e unitaria: la legalità non si piega, la giustizia non si intimorisce, la memoria non si spegne”.
La Strage di Capaci rimane una ferita aperta nella storia italiana, ma anche un punto di svolta che continua a ispirare il lavoro quotidiano di chi opera per la sicurezza, la libertà e i diritti di tutti i cittadini. Il ricordo di quel sacrificio impone a ciascuno un impegno concreto: difendere la legalità, sostenere le istituzioni e respingere con decisione ogni forma di violenza, intimidazione e cultura mafiosa.


