Giornata e serata decisamente molto emozionante quella del giovedì in casa Napoli, che ha festeggiato i 20 anni di presidente e gestione Aurelio De Laurentiis, folkloristico ma senz’altro fascinoso, a tratti anche romanticamente vecchie maniere, figura nelle sue contraddizioni spesso discusso e contestato dalla piazza, ma qualcuno straordinariamente lungimirante in grado di ricostruire il club dal fallimento, farlo risorgere dalle ceneri del fallimento in C del 2004 fino alle vette europee e soprattutto la cavalcata fino allo Scudetto del 2023. Utopia, vent’anni fa. E ben pochi presidenti possono parlare di imprese del genere: da quando in quel settembre 2004 non c’erano nemmeno maglie, palloni o campi d’allenamento fino ai giorni d’oggi, il resto è chiaramente storia. Dai primi anni di A, stabilizzarsi in massima serie, il lancio di giovani stelle fino al traguardo Europa e pian piano quel sogno Champions: da Mazzarri fino a Benitez, da Cavani fino a Higuain, da Sarri fino a Spalletti. E stavolta lascia da parte il suo carattere burbero, il buon ADL. Sale sul palco, lancia discorso di traguardi raggiunti e ambizioni ancora da completare e, dopo un’estate tormentata, tra ricostruzione, scelta Conte ed oltre 150 milioni spesi sul mercato pur per uno attentissimo ai conti dopo 20 anni sempre in attivo come lui, si lascia andare ad un discorso che alla fine lo intrappola e lo commuove: “Posso garantirvi che fin quando il Napoli sarà gestito da me e dalla mia famiglia non indietreggerà mai al cospetto di comportamenti ostili e predatori di interessi privati. Tutelerò sempre l’azienda, dipendenti e calciatori: lo spettacolo è appena cominciato”. Adesso parola al campo ed ad una gestione tecnica, quella Conte, in cui parlerà di meno. Ha fornito tutti gli elementi necessari al tecnico leccese per ricostruire: adesso spetta allo staff riportare Napoli dove l’ambizione azzurra spinge ad arrivare. Storia celebrata, adesso testa a Cagliari.

