Tarquinia – Vive in una roulotte da tre anni: la storia di Alessandro Noferini in attesa di una casa popolare (FOTO)
Cronaca
17 Aprile 2026
Tarquinia – Vive in una roulotte da tre anni: la storia di Alessandro Noferini in attesa di una casa popolare (FOTO)

TARQUINIA – Una storia di forte disagio sociale arriva da Tarquinia, dove un uomo gravemente malato è costretto a vivere da circa tre anni in una roulotte nelle campagne, in attesa dell’assegnazione di un alloggio popolare.

 

Il protagonista è Alessandro Noferini, la cui vicenda affonda le radici nel periodo della pandemia.

 

 

“Nel 2020 sono stato graziato – racconta -. Stavo morendo ma, grazie a Dio, sono sopravvissuto. La malattia mi ha lasciato invalido a livello polmonare: ho solo mezzo polmone funzionante e sono in ossigenoterapia 24 ore su 24”.

 

Da allora la sua condizione di salute si è aggravata, portandolo a vivere in una situazione estremamente precaria nella zona della Farnesiana.

 

“Vivo qui grazie a un amico che mi ha regalato una roulotte. Sono tre anni che aspetto una casa popolare, ma ancora nulla”.

 

La quotidianità è fatta di difficoltà: una doccia di fortuna all’esterno, il freddo invernale e problemi di mobilità sempre più evidenti.

 

 

“Ho messo il ‘cappotto’ alla roulotte grazie a un amico – racconta con amarezza -. Aiuta un po’, ma il freddo si sente. Nei mesi più duri devo andare in un convento per lavarmi. Il bagno interno è talmente piccolo che riesco a usarlo solo con aiuto”.

 

Le conseguenze del Covid continuano a pesare gravemente sulla sua salute.

 

“Ho una fibrillazione permanente e una cardiopatia dilatativa al terzo stadio. Prendo 20 pasticche al giorno e ho crisi respiratorie quasi ogni notte. Spesso devo andare in ospedale per essere soccorso”.

 

 

Attualmente Noferini si trova al quinto posto nella graduatoria per le case popolari. Una posizione che, a causa dei criteri di assegnazione, rende difficile l’accesso a un alloggio adeguato alle sue esigenze.

 

La richiesta è semplice: una piccola abitazione, possibilmente al piano terra o con ascensore, vicina ai servizi sanitari.

 

“I servizi sociali mi sono stati vicino – conclude – ma la casa non arriva. E io continuo a vivere così, con enormi difficoltà”.