La Foca monaca di nuovo nel Lazio, studio Unitus lo conferma
Cronaca, Scuola e Università
21 Aprile 2026
La Foca monaca di nuovo nel Lazio, studio Unitus lo conferma

Per la prima volta documentata la presenza nell’arcipelago pontino

VITERBO-  Il Dna nell’acqua non lascia dubbi: la foca monaca è tornata stabilmente nel Tirreno centrale. A rivelarlo è uno studio del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche (DEB) dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, condotto nell’ambito di un progetto promosso dal National Biodiversity Future Center e realizzato in collaborazione con il Gruppo Foca Monaca, che documenta la presenza dell’animale in diversi siti nell’area ricompresa tra l’Arcipelago Toscano a nord e l’Arcipelago Pontino a sud.

La ricerca, coordinata dal professor Daniele Canestrelli, prorettore dell’Università della Tuscia e professore ordinario di ecologia al Dipartimento di scienze ecologiche e biologiche, si basa sull’analisi del DNA ambientale (eDNA), una tecnica che consente di individuare una specie attraverso le tracce genetiche rilasciate nell’acqua, senza bisogno di osservarla direttamente.

Analizzando quasi 300 campioni raccolti tra il 2023 e il 2025 tra Arcipelago Toscano, costa continentale toscana e laziale e Arcipelago Pontino, i ricercatori hanno rilevato il DNA della foca monaca soprattutto in aree insulari, caratterizzate da coste rocciose e grotte marine, habitat ideale per l’attività riproduttiva di questa specie, abituata da secoli ad eludere la presenza umana.

Se i risultati relativi all’Arcipelago Toscano confermano e ampliano evidenze già note negli ultimi anni, il dato più rilevante riguarda l’Arcipelago Pontino: per la prima volta viene documentato in modo certo, il ritorno della specie in quest’area, dove finora gli avvistamenti erano stati sporadici e mai verificati.

La foca monaca (Monachus monachus) è uno dei pinnipedi più minacciati al mondo e l’unica specie di foca endemica del Mediterraneo. Un tempo diffusa anche nel Tirreno, ha subìto un drastico declino nel corso del Novecento a causa del degrado dell’habitat, della persecuzione diretta e delle catture accidentali.

In Italia, recenti avvistamenti sempre più frequenti hanno portato a rivedere il suo status da “probabilmente estinta” a “dati insufficienti”, evidenziando la necessità di un monitoraggio continuo e di studi sistematici per valutare meglio la sua presenza e lo stato di conservazione delle sue popolazioni.

“I risultati di questo studio – spiega il prof. Canestrelli – rafforzano l’ipotesi di un progressivo ritorno della specie nel Mediterraneo occidentale e confermano il valore del DNA ambientale come strumento efficace per monitorare specie rare ed elusive senza che queste vengano disturbate. Soprattutto, questi risultati forniscono una base scientifica solida fondamentale per sviluppare strategie di conservazione mirate e per promuovere la tutela degli habitat costieri più idonei alla riproduzione della specie”.Secondo Canestrelli, “la sfida che abbiamo davanti è chiara: sviluppare e promuovere strategie di conservazione e tutela della foca monaca che consentano di coniugare le esigenze ecologiche di questa specie iconica, rara e gravemente minacciata, con le esigenze socioeconomiche delle comunità delle piccole isole del Mediterraneo occidentale, zone che la foca sembra prediligere marcatamente”.

È una sfida fondamentale affinché, sottolinea l’esperto, “anche in queste aree splendide e straordinariamente ricche di biodiversità unica, ma troppo spesso ricordate solo come mete turistiche estive, la conservazione e la tutela della natura possano essere viste e vissute per ciò che realmente sono: il miglior investimento in assoluto per il nostro futuro e, molto spesso, opportunità di sviluppo sottovalutate”.