VITERBO – La peste suina africana non è più presente nel Lazio, ma l’emergenza non può ancora dirsi definitivamente archiviata. Il virus continua infatti a circolare nelle regioni a nord del territorio regionale e, proprio per la vicinanza delle aree interessate, la possibilità che la malattia venga nuovamente introdotta nel Lazio viene considerata dalla Regione “concreta e molto elevata”.
Per la stagione venatoria 2026/2027 sono stati così fissati nuovi obiettivi di riduzione della popolazione di cinghiali. Nel complesso, nel Lazio dovranno essere abbattuti almeno 38.500 esemplari. Una quota particolarmente consistente riguarda la Tuscia, dove l’obiettivo minimo è di 11.837 capi, il dato più elevato tra le province laziali.
La provincia di Viterbo, durante l’emergenza sanitaria, non era stata interessata dalle zone di restrizione previste per la peste suina africana e, allo stato attuale, non risultano casi di Psa sul territorio provinciale. Il mantenimento di una pressione elevata sulla popolazione dei cinghiali viene però considerato uno degli strumenti fondamentali per ridurre il rischio di una nuova diffusione della malattia.
Nel provvedimento regionale si sottolinea infatti come la diminuzione della consistenza numerica dei cinghiali rappresenti il principale strumento di prevenzione. L’obiettivo, tuttavia, non è legato esclusivamente alla peste suina. La Regione ha considerato anche le conseguenze della presenza degli ungulati sulla biodiversità e sulle attività umane.
A incidere sulla definizione dei contingenti sono stati, tra gli altri elementi, i danni provocati alle coltivazioni, gli incidenti stradali, le segnalazioni arrivate dai cittadini e le comunicazioni trasmesse dagli enti locali.
Degli 11.837 cinghiali che costituiscono l’obiettivo minimo per il Viterbese, 9.005 dovranno essere prelevati attraverso la caccia collettiva, comprendente braccata, girata e zone bianche.
Altri 1.936 esemplari rientrano nell’obiettivo della caccia di selezione, mentre 896 dovranno essere interessati dalle attività di controllo.
La ripartizione tra i due Ambiti territoriali di caccia e le aziende faunistico-venatorie prevede, per la caccia collettiva, 4.842 capi nell’Atc Vt1 e 3.044 nel Vt2. A questi si aggiungono rispettivamente 687 e 432 cinghiali nelle aziende faunistico-venatorie.
Per quanto riguarda la caccia di selezione, il contingente previsto è di 768 capi nel Vt1 e 587 nel Vt2, ai quali si sommano 329 e 252 esemplari nelle aziende.
Infine, per le attività di controllo, l’obiettivo è di 476 cinghiali nel Vt1 e 286 nel Vt2, oltre a 84 e 50 capi nelle aziende faunistico-venatorie.
La Tuscia è dunque la provincia laziale chiamata a raggiungere il numero più elevato di abbattimenti. Al secondo posto figura la provincia di Roma, con un obiettivo di 8.254 cinghiali, seguita da Frosinone con 7.371, Rieti con 6.853 e Latina con 4.185.
Numeri che confermano come, nonostante l’eradicazione ufficiale della peste suina africana dal Lazio, la gestione della popolazione dei cinghiali rimanga una delle principali misure di prevenzione adottate dalla Regione per evitare che il virus possa tornare a circolare sul territorio.

