Motta Re di Bergamo – Nell’anno più oscuro luce e gloria, Lazio in finalissima di Coppa Italia
Sport
23 Aprile 2026
Motta Re di Bergamo – Nell’anno più oscuro luce e gloria, Lazio in finalissima di Coppa Italia

BERGAMO – La notte più bella dell’annata biancoceleste. E forse nemmeno le migliori trame cinematografiche potevano uscire così. La Lazio è in finale di Coppa Italia, nell’anno più ombroso e burrascoso. Altro che luce in fondo al tunnel, questo è bagliore gigantesco.

 

C’è un nome e cognome stanotte definitivamente entrato nel folklore, tradizione e quindi storia laziale: Edoardo Motta. Che alla lotteria dei rigori che decide la doppia semi, ne para addirittura quattro. Sembrava il festival dell’errore, alla fine gli errori diventano tutti nerazzurri: la Lazio agguanta e supera, decisivi i guantoni magici di chi in sordina arriva a gennaio da Reggio Emilia. Scamacca, Zappacosta, Pasalic e CDK: ne ipnotizza uno dopo l’altro, trionfo sotto al settore ospite, innalzato a leggenda.

 

Alla fine di una gara di sofferenza. Più Atalanta, che ai punti recriminerà legni ma soprattutto due gol annullati, il primo forse più discutibile. Romagnoli prima di Pasalic nei novanta minuti, resistenza supplementare, quindi epica lotteria: segnano solo Raspadori, Isaksen e Taylor. Può partire la grande festa, mentre per tutto il mondo atalantino diventa notte di sofferenza estrema, soprattutto per quel Palladino che sognava di coronare mesi di rincorsa e riconsegnare alla città quelle finali sciupate dell’era Gasperini. L’aveva definita la partita più importante della sua carriera, chissà se riuscirà a dormire.

 

La rivincita di Sarri, il sussulto d’orgoglio, la gioia più grande che tanto desiderava regalare a quel popolo che dopo Formello e Fiumicino stanotte s’è riunito a Tor di Quinto tra sospiri e maxischermi. Questa non è luce in fondo al tunnel, questo è l’accesso di gloria che cambia il sapore di una stagione mesta, incolore, per larghi tratti tecnicamente desolante ma soprattutto logorata da conflitti interni e piena di contestazione societaria. Insomma, niente lasciava presagire un epilogo così. Ma alla fine è tutto vero. Settimane di preparazione, a maggio c’è una finale da giocarsi in casa. A questo punto senza paura, pur se all’Olimpico scenderà l’Inter scudettata. Il popolo laziale si riscopre sognatore: sognare si può, non è più precluso, meravigliosamente.