TERRACINA – Dopo nove anni di battaglie legali, la Corte d’Appello di Roma ribalta completamente la sentenza di primo grado: il noto ristoratore Gianni “Jhonny” Micalusi è stato assolto da tutti i 15 capi d’accusa con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”. Restituiti tutti i beni, compreso il celebre ristorante di via Giulia.
Un incubo giudiziario durato quasi un decennio e che oggi si chiude con un epilogo che ha il sapore di un primato nella storia giudiziaria italiana. Gianni Micalusi, da tutti conosciuto come Jhonny, l’imprenditore di Terracina capace di portare la grande cucina di mare italiana nelle capitali di mezza Europa, è stato assolto in blocco da una pesante accusa che lo aveva travolto all’apice del suo successo.
Tutto ha inizio nel 2017. Micalusi è un nome di spicco della ristorazione internazionale: i suoi locali, capitanati dal celebre “Assunta Madre” nel cuore di Roma, sono frequentati da star del cinema, politici e sportivi di fama mondiale. Ha sedi a Milano, Londra, Barcellona e Mosca, ed è in procinto di chiudere contratti su scala globale.
Improvvisamente, l’uragano: un’indagine imponente, supportata da quasi quattro anni di intercettazioni telefoniche e ambientali, porta al suo arresto. L’accusa è pesantissima: autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni (trasferimento fraudolento di valori).
Nel dicembre 2019, il Tribunale di Roma emette una sentenza severa: 8 anni e 6 mesi di reclusione per Micalusi, oltre a condanne minori per i figli e altri collaboratori, con la contestuale confisca di un immenso patrimonio aziendale e immobiliare. L’accusa sosteneva che l’imprenditore avesse intestato i beni a terzi per sfuggire a misure di prevenzione patrimoniale.
Dopo la condanna, Micalusi decide di affidare la sua difesa in via esclusiva all’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, esperto proprio in reati di intestazione fittizia. È qui che il processo cambia volto, grazie a un’intuizione tanto semplice quanto decisiva.
Viene depositato un atto d’appello firmato di pugno dallo stesso Jhonny Micalusi. Nel documento, il ristoratore ammette le intestazioni fittizie (come del resto aveva già fatto pubblicamente in tv a “Porta a Porta”), ma ne chiarisce il vero motivo, smontando il movente ipotizzato dall’accusa: nessuna volontà di eludere le misure antimafia. La ragione risiedeva nel suo passato. Nel 1995, infatti, Micalusi era stato dichiarato fallito dal Tribunale di Latina e condannato per bancarotta fraudolenta. Questa condizione gli impediva legalmente e materialmente di avere rapporti con gli istituti di credito e di ricoprire cariche societarie.
L’avvocato Vannetiello ha spinto la Corte d’Appello ad acquisire la documentazione storica del fallimento. Tra i documenti chiave ammessi, anche un decreto di revoca della misura di prevenzione in cui la stessa Autorità Giudiziaria riconosceva che le intestazioni fittizie erano verosimilmente legate ai limiti imposti dal vecchio crac finanziario, chiuso definitivamente solo nel 2022.
Nonostante la richiesta di conferma della condanna da parte del Procuratore Generale, la III Sezione Penale della Corte d’Appello di Roma ha accolto in pieno la tesi difensiva. L’impianto accusatorio è stato letteralmente polverizzato, portando a:
- Assoluzione totale da 15 reati su 15 “perché il fatto non sussiste”.
- Dissequestro e restituzione del ristorante “Assunta Madre” di via Giulia, gestito da terzi dal 2017.
- Revoca della confisca di tutti i conti correnti (Banca Del Fucino) e delle società coinvolte (Metro Fisch srl, Papa Giulio srl, Centro Ittico Laziale srl), oltre a due immobili.
La clamorosa assoluzione restituisce a Jhonny Micalusi non solo la sua creatura-gioiello intitolata alla madre Assunta, ma soprattutto la sua immagine di imprenditore. Per nove anni ha continuato a lavorare con la “spada di Damocle” di una pesantissima condanna pendente sul capo.
Ora, però, la partita potrebbe spostarsi su un altro tavolo. Essendo stato privato ingiustamente per anni della gestione diretta dei suoi affari e avendo subito un danno d’immagine incalcolabile, si apre la strada alla richiesta di un risarcimento danni di proporzioni milionarie. L’uragano giudiziario è passato, e per il “re del pesce” di Terracina è il momento della rinascita.

