Civitavecchia – La storica e amata Fiera di Santa Fermina quest’anno ha un sapore decisamente più amaro per commercianti e famiglie. Al posto del tradizionale clima di festa e spensieratezza, a fare da padrone quest’anno sono la burocrazia, i divieti e le carte bollate.
Nelle ultime ore, un noto e storico commerciante locale (di cui tuteliamo l’identità per rispetto della privacy) si è visto recapitare una perentoria comunicazione ufficiale dall’Area Attività Produttive del Comune di Civitavecchia, completa di sigilli di garanzia. Il diktat messo nero su bianco è inequivocabile: divieto assoluto di vendita di animali vivi.
La rabbia serpeggia tra i banchi del mercato. La frustrazione dei lavoratori, già provati dalle difficoltà del settore, è esplosa in un’esclamazione che sta facendo il giro delle bancarelle: “Questo sindaco sta vietando anche di vendere i pesciolini alla fiera!”. Una frase che riassume perfettamente il sentimento di chi vede le tradizioni popolari schiacciate da un’amministrazione percepita come inutilmente rigida e punitiva.
L’ordinanza comunale si fa scudo dietro il comma 3 dell’art. 86 della Legge Regionale del Lazio n. 22/2019, ricordando persino verbali passati ed elevando un “muro” contro il commerciante, ora relegato a poter vendere esclusivamente “prodotti non alimentari ed attrezzature per animali”. Niente più pesciolini rossi, dunque. Niente più sorrisi dei bambini che, da generazioni, si incantano davanti alle piccole vaschette colorate stringendo la mano dei nonni.
Nessuno mette in dubbio l’importanza del benessere animale, ma c’è modo e modo di gestire il commercio locale. L’applicazione così zelante e chirurgica di queste normative contro le attrazioni più innocenti e radicate della nostra cultura popolare solleva una domanda lecita: era davvero questa la priorità per garantire il “corretto svolgimento della manifestazione”?
Oggi, passeggiando tra i banchi assegnati al settore non alimentare, l’assenza di quelle piccole tradizioni si fa sentire. Forse avremo una fiera formalmente inattaccabile e perfettamente “a norma”, ma l’amministrazione ci sta consegnando una Santa Fermina decisamente più povera, fredda e triste. E a rimetterci, come sempre, sono i piccoli lavoratori e la gioia dei più piccoli.

