PARIGI – La percezione, in queste ore più amara che mai per ogni tipo di conflittuale maceria che affligge il calcio italiano, d’esser lontanissimi anni luce da quello a cui abbiamo assistito. Ingenuamente, da queste parti, lo definiremmo senza senso. Senza senso per noi, ai nostri occhi montagne russe, perché senz’altro parliamo di galassie differente, lontane anni luce.
PSG-Bayern, da tanti definita ed a ragion veduta come finale anticipata, non ha tradito le attese. O forse in un certo senso sì, perché paradossalmente è andata oltre ogni più folle pretesa e proprio aspettativa. Il primo atto tra le due squadre più forti d’Europa, perché incarnano esattamente la direzione (e quella dominante) verso cui sta andando il grande calcio internazionale, è finita 5-4. Ebbene sì, 5-4. Da record, qualcosa di più unico che raro in una semi di Champions.
La cronaca passerebbe pure in secondo piano: apre Kane, risponde Kvara, sorpassa Neves, pareggia Olise. Al tramonto l’episodio che il PSG per prender la scia e scappar via: Dembele dal dischetto prima del duplice fischio, quindi scia transalpino e bavaresi apparentemente tramortiti, si ripetono ancora con un fendente a testa fulmineo in ripartenza entrambe le firme degli assi offensivi di Luis Enrique. Doppiette e 5-2 che saprebbe già di Budapest. Ma condizione d’obbligo, meravigliosamente, anche in questo caso: perché il Bayern è storia, stoffa, potenza e spessore, soprattutto nell’anno in cui ambisce a riprendersi trono e scettro d’Europa. Prima in mischia Upamecano, quindi gioiello Diaz; finale talmente di marca bavarese, attributi nel momento più complicato, che è mistero del destino perché non sia finita 5-5, soltanto accarezzato.
Insomma, ampiamente intuibile, c’è stato tutto. Il PSG ha dimostrato a tutti perché, campione d’Europa, non vuole ancora abdicare. Il Bayern perché non desidera nient’altro che quel fatidico passaggio del testimone, invece. Ritmi forsennati, insostenibili, tra due squadre atleticamente e tecnicamente paradisiache. Difendere per noi impallidirebbe e basta, impossibile arrestare certi ritmi. E soprattutto squadre vere, fortissime anche mentalmente. C’è solo da imparare e se dimentichiamo dove siamo, godere pure. E pensare che sia stato solo l’inizio. Fra una settimana l’atto secondo, tutto apertissimo, in quel dell’Allianz. Dalla Baviera passa la finalista.. in realtà pure la vincente.

