Singhiozzi e sonniferi, Madrid deluse Parigi: fiumi Champions, culture e filoni opposti
Sport
30 Aprile 2026
Singhiozzi e sonniferi, Madrid deluse Parigi: fiumi Champions, culture e filoni opposti

MADRID – Non è stato tutto oro quel che avrebbe dovuto luccicare. La doppia semifinale di Champions, le andate degli scontri a cavallo tra Parigi e Madrid, hanno narrato e descritto in maniera tutt’altro che velata due filoni di calcio completamente differenti. Ed è così che sui social, come sui media, si sono scatenati quei dibattiti quasi parlamentari di filosofia calcistica che tanto attanagliano i giorni d’oggi: da una parte lo spettacolo mostruoso e pirotecnico al Parco dei Principi col 5-4 tra PSG e Bayern, dall’altro sonniferi e singhiozzi nell’1-1 con un rigore a testa del Wanda Metropolitano tra Atletico Madrid ed Arsenal.

 

Prima di tutto, premessa doverosa: misteri del tabellone e scherzi del destino della primordiale fase campionato. Il vero All Stars Game, o la vera NBA, s’è giocata tutta da una parte. Perché se siamo sfociati nello scintillante e planetario PSG-Bayern 5-4, entrambe provenivano da quarti d’assoluto livello: ne sa qualcosa Luis Enrique che s’è dovuto sbarazzare del Liverpool, ma soprattutto ne sanno più di qualcosa in Baviera col doppio confronto altrettanto extraterrestre col Real Madrid già ai quarti di finale. Un Real, che per arrivare ad arrendersi all’Allianz, aveva eliminato il Manchester City di Guardiola. E quindi massime istituzioni ad affrontarsi ed eliminarsi come va il calcio europeo d’elite del presente e del futuro: gare stellari, giocate mozzafiato, spettacolo televisivo e gol a grappoli, perché si viaggia a ritmi forsennati.

 

Dall’altra parte quell’Arsenal che, non si offenda nessuno, per approdare in semifinale ha invece comodamente dovuto affrontar soltanto un percorso più simil all’Europa del giovedì che quella più prestigiosa. Leverkusen e Sporting quanto basta per sfociar al Wanda Metropolitano. Dove mercoledì sera, chi si aspettava gli stessi fuochi d’artificio del Parco dei Principi di martedì, s’è dovuto ricredere e non poco. Blocchi bassi, poco ritmo, tanta attenzione a non prenderle e quindi non perdere più che ad affondare. Difese rocciose e tanta fisicità, pochi spunti, poca tecnica, poco spettacolo. Ai punti, traversa Griezmann, forse più Colchoneros: ma non sarebbe potuto esser altrimenti. Simeone contro Arteta, a tratti sonniferi e singhiozzi.

 

Questo per sostenere quanto e come, se l’Arsenal alla fine dovesse ancora perder tutto, non si parlasse di bella ed incompiuta. L’espressione canonica che mai come in questo caso non può minimamente calzare a pennello. Perché? Perché di bello avrebbe avuto ben poco. Regina delle palle inattive, grossa fisicità a tradire ventennio Wenger, nonostante le tante carte a disposizione Arteta oltremanica è accusato mediaticamente di non osare abbastanza. Il grande calcio sfocia altrove, viaggia a ritmi differenti e forsennati: in finale, tutto questo, potrà venire a galla.