Vignanello, Forza Italia contro il nuovo CAS: «È una forzatura, va applicata la clausola di salvaguardia»
Cronaca
2 Maggio 2026
Vignanello, Forza Italia contro il nuovo CAS: «È una forzatura, va applicata la clausola di salvaguardia»

VIGNANELLO – Si accende il dibattito sul nuovo centro di accoglienza straordinaria (CAS) previsto a Vignanello, in località Centignano. A prendere posizione sono le segreterie e i gruppi consiliari di Forza Italia di Vignanello, Vallerano, Canepina, Vasanello e Gallese, che si sono riuniti in un incontro congiunto proprio il primo maggio.

Dal confronto è emersa una netta contrarietà al progetto, definito «una forzatura» sotto il profilo politico e amministrativo. Secondo gli esponenti azzurri, infatti, il Comune di Vignanello aderisce già al sistema SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), condizione che — richiamano — consente di applicare la cosiddetta clausola di salvaguardia prevista dalle direttive del Ministero dell’Interno e dagli accordi con Anci.

Forza Italia sottolinea come il limite indicato sia pari a 2,5 posti ogni mille abitanti, soglia che il Comune rispetterebbe già. L’eventuale arrivo di circa 80 persone in un’unica struttura, quindi, viene ritenuto non solo eccessivo ma anche in contrasto con le linee guida che sconsigliano grandi concentrazioni, considerate poco efficaci sul piano dell’integrazione.

Criticità vengono evidenziate anche per quanto riguarda la localizzazione del centro. L’area di Centignano, spiegano, si affaccia su una strada provinciale ad alto traffico e sarebbe priva di adeguati percorsi pedonali, con possibili rischi per la sicurezza. Inoltre, trattandosi di una zona a vocazione produttiva e commerciale, la presenza di una struttura di grandi dimensioni potrebbe avere ripercussioni sulle attività economiche già presenti.

Gli esponenti di Forza Italia esprimono infine sostegno al “Comitato civico spontaneo – Insieme per il Territorio”, nato nei giorni scorsi tra i cittadini, e chiedono l’apertura di un tavolo di confronto che coinvolga Comune, Prefettura e amministrazioni dei centri limitrofi.

«L’accoglienza — concludono — deve essere diffusa, equilibrata e condivisa. Soluzioni di questo tipo rischiano di creare squilibri senza portare benefici né alla comunità locale né alle persone accolte».