LONDRA – L’Arsenal è la prima finalista di Champions League 25/26. I primi biglietti direzione Budapest vanno tutti ai Gunners, che tornano a giocarsi una finale di questo calibro venti anni dopo l’unica volta della loro storia, quando persero a Parigi col Barcellona di Ronaldinho.
Battuto 1-0 l’Atletico Madrid alla fine d’una partita intensa e maschia, forse una delle semifinali più brutte degli ultimi decenni di Champions League. Doveva esser esattamente tale, non ha tradito le aspettative. Arteta, altra narrativa da ribaltare, divora Simeone: scelte iniziali sbagliate, cambi disastrosi se non orrendi. Poche occasioni, contrasti e seconde palla: basta il tap-in di Saka al tramonto del primo tempo, poi non si gioca più. Nell’opinione di chi scrive, indipendentemente da come fosse finita la gara d’andata, avrebbe fatto la differenza la maniera in cui l’Atletico avrebbe reagito al presumibile vantaggio Gunners al ritorno: evidentemente soltanto intrusi a questi livelli, pensiero che se condiviso alimenterà convulsioni nella mente di Flick.
L’Arsenal, brutto ed a questo punto decisamente ad un passo dal compiersi al più grande livello che esista nel calcio europeo, vola meritatamente a Budapest. Sfruttando la scia della grande fase campionato che ha significato un cammino più da Europa del giovedì che altro: Leverkusen, Sporting e Atletico, quanto basta per strappare i biglietti più desiderati.
A tre gare dalla fine della Premier l’Arsenal vive le ventiquattro ore più belle dei suoi ultimi 20 anni. Padronissima del proprio destino in Inghilterra, con una finale di Champions da giocare. Esplosione di gioia e boato al triplice fischio, come forse da queste parti mai vissuto dal trasferimento da Highbury nel 2006. Rivivere il 2004, riscrivere il 2006: tutto o niente ma l’Arsenal è lassù, e si appresta a vivere le settimane più extraordinarie degli ultimi due decenni.

