Beccalossi, venerdì funerali nella sua Brescia. Ed ora dopo ore un fiume di messaggi
Cronaca, Sport
6 Maggio 2026
Beccalossi, venerdì funerali nella sua Brescia. Ed ora dopo ore un fiume di messaggi

BRESCIA – Sono ore di preghiere e grande raccoglimento nel mondo del calcio italiano per la notizia che stamani ha sconvolto cuori e sentimenti di milioni di appassionati pluri-generazionali su tutta la Penisola. La scomparsa di Evaristo Beccalossi ha colpito tutti, al di là di ogni colore o fede calcistica.

 

Se ne va un campione novecentesco, qualcuno fuori dagli schemi, uno dei primi veri trequartisti degli anni settanta, un calciatore per cui i nonni di oggi andavano ieri a pagar il biglietto per veder spettacolo a dispetto di qualsiasi passione per club. Ha incarnato l’Inter, quella dello scudetto del 1980, ma s’è fatto volere bene da tutti, ma proprio da tutti.

 

Da un anno combatteva contro una malattia, stanotte la bandiera bianca: non c’è stato niente da fare. Fino a domani la camera ardente presso la Fondazione Poliambulanza, venerdì invece 13:45 presso la Chiesa Conversione di San Paolo i solenni funerali per l’ultimo saluto al campionissimo.

 

Per anni ha continuato a frequentare Coverciano ed i massimi livelli del calcio italiano, volto iconico delle televisioni lombarde e nazionali per anni e anni d’opinionismo sportivo, tra l’altro. In carriera ha lasciato tracce, solchi, quelli tecnici e quelli del sentimento. Ecco perché nella giornata di oggi, ora dopo ora, fioccano messaggi di cordoglio, ricordi, storie ed aneddoti.

 

A partire dal club che l’ha visto crescere, la sua culla calcistica e non: “Union Brescia esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi. Figura emblematica del calcio italiano e autentica espressione della brescianità, Beccalossi ha incarnato una visione del gioco fatta di concretezza e, al tempo stesso, di straordinaria sensibilità artistica. Un equilibrio raro, capace di lasciare un segno indelebile dentro e fuori dal campo”. Infine, il pensiero rivolto alla famiglia e agli affetti più cari: “Alla famiglia e a tutti i suoi cari giungano le più sentite condoglianze da parte del Presidente Giuseppe Pasini e di tutto il Club”.

 

Il cordoglio più atteso era chiaramente quello del club che per anni ed anni Beccalossi ha identificato e rappresentato, l’Inter, che sui propri social diramerà un post lunghissimo, pieno di contenuti ed emozione, oltre che straordinari aneddoti e ricordi. Il tratto più significativo: “Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone. Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato ‘Driblossi’. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi”.

 

Per lui anche naturalmente parole di cordoglio della FIGC, che ne ricorderà straordinari dati statistici, ma al contempo pure quello della Samp, uno dei club per cui ha militato al tramonto della carriera: “Calciatore di grande talento e dal sinistro delicato, voluto fortemente dal presidente Paolo Mantovani e dal suo ex allenatore nerazzurro Eugenio Bersellini, a Genova non ingranò. «La Samp resta un mio grande rimpianto», ammise egli stesso qualche anno fa durante una visita a Marassi. «Avevo entusiasmo, partii anche bene ma poi, per molti motivi, non riuscii ad esprimere il mio valore». Pur non incidendo in campionato, prima di passare al Monza, Beck entrò comunque nella storia e nelle simpatie dei tifosi doriani: con una doppietta alla Cavese (girone eliminatorio) e un sigillo con il Pisa (ottavi) partecipò infatti al cammino che portò in bacheca il primo trofeo di sempre: la Coppa Italia ’84/85”.