ROMA – “Negli ultimi anni, il tema delle concessioni demaniali marittime è diventato uno dei nodi più delicati nel rapporto tra normativa europea, interessi economici nazionali e prospettive future per il settore turistico-balneare. Spesso il dibattito pubblico si è polarizzato tra chi teme una perdita di certezze per le imprese storiche e chi vede nella liberalizzazione un’occasione di rinnovamento. In realtà, la situazione merita uno sguardo più equilibrato e costruttivo”. Lo fanno sapere dal Dipartimento Nazionale Demanio UDC.
“La direttiva Bolkestein – prosegue la nota -, frequentemente percepita come una minaccia, può invece essere interpretata come una leva di cambiamento positivo. Non si tratta necessariamente della fine di un sistema, ma di una spinta verso maggiore trasparenza, qualità e competitività. L’apertura a procedure più strutturate e concorrenziali può favorire l’ingresso di nuove energie, idee innovative e modelli di gestione più sostenibili, in linea con le trasformazioni del turismo contemporaneo.
In questo contesto, i giovani rappresentano una risorsa fondamentale. Le nuove generazioni portano competenze digitali, attenzione alla sostenibilità ambientale, capacità di innovare i servizi e di dialogare con una clientela internazionale sempre più esigente. Le concessioni demaniali, se ben riorganizzate, possono diventare un terreno fertile per startup turistiche, progetti di riqualificazione costiera e nuove forme di ospitalità. Tuttavia, perché ciò avvenga davvero, è necessario che le istituzioni creino condizioni di accesso realistiche: bandi chiari, criteri trasparenti e strumenti di supporto economico per chi non dispone di grandi capitali iniziali.
Allo stesso tempo, è fondamentale tutelare il patrimonio imprenditoriale esistente. Le aziende che da decenni gestiscono stabilimenti balneari non sono semplici concessionari: rappresentano un tessuto economico e sociale radicato nei territori, custodi di competenze, relazioni e identità locali. Ignorare questo valore sarebbe un errore strategico. La transizione verso un sistema più aperto deve quindi prevedere forme di riconoscimento per chi ha investito nel tempo, mantenuto standard qualitativi elevati e contribuito allo sviluppo turistico delle coste.
La possibilità di riconferma per gli attuali concessionari può essere inserita in un quadro meritocratico, non come automatismo, ma come esito di una valutazione che tenga conto di criteri oggettivi: qualità dei servizi offerti, sostenibilità ambientale, investimenti effettuati, occupazione generata e capacità di innovazione. In questo modo si evita sia l’ingiustizia di una sostituzione indiscriminata sia il rischio di immobilismo.
Il Dipartimento Nazionale Demanio UDC propone inoltre al Governo l’avvio di un “Piano Nazionale di Riqualificazione, Mappatura e Nuove Opportunità del Demanio Costiero 2026–2031”, finalizzato a garantire una transizione equilibrata tra tutela delle imprese storiche e apertura a nuove iniziative imprenditoriali.
La proposta prevede una mappatura nazionale aggiornata delle aree demaniali marittime, al fine di individuare tratti costieri ancora non valorizzati, aree sottoutilizzate e nuovi spazi destinabili a progetti turistici sostenibili, innovativi e compatibili con la tutela ambientale.
L’obiettivo è creare nuove opportunità economiche senza penalizzare le attività storiche che, negli anni, hanno investito nel territorio, creato occupazione e contribuito allo sviluppo turistico delle comunità costiere.
Il piano potrebbe prevedere: bandi pubblici nazionali e comunali più chiari e uniformi; criteri premianti per qualità dei servizi, sostenibilità e investimenti effettuati; valorizzazione dell’esperienza maturata dai concessionari storici; quote dedicate a giovani imprenditori e startup del turismo; incentivi fiscali e accesso agevolato al credito per nuove attività;
programmi di riqualificazione ambientale e digitale degli stabilimenti; utilizzo di piattaforme digitali nazionali per garantire maggiore trasparenza nelle assegnazioni.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle nuove generazioni, attraverso concessioni sperimentali dedicate a progetti ecosostenibili, turismo accessibile, servizi innovativi, sport e valorizzazione del territorio.
Allo stesso tempo, il Dipartimento ritiene fondamentale riconoscere il valore economico e sociale dei concessionari storici, prevedendo meccanismi meritocratici che tengano conto degli investimenti realizzati, dell’occupazione garantita e della qualità dei servizi offerti negli anni”.
“La vera sfida non è scegliere tra conservazione e cambiamento, ma costruire un equilibrio tra continuità e innovazione – dichiara Gino Stella, responsabile nazionale del Dipartimento Demanio UDC -. Il turismo balneare italiano deve evolversi senza perdere la propria identità. Se governato con intelligenza, questo cambiamento può rafforzare l’intero settore e creare nuove opportunità per il futuro del Paese.Il futuro del demanio marittimo italiano non può basarsi sul conflitto tra vecchio e nuovo, ma sulla capacità di costruire un equilibrio tra esperienza, innovazione e sviluppo sostenibile. La sfida non è difendere il passato o inseguire il cambiamento, ma governarlo con responsabilità e visione”.

