Viterbo – “Una sinergia storica per il territorio”: Fondazione Carivit stanzia 150 mila euro per Agraria, mentre Unitus avvia la ricostruzione dei laboratori
Cronaca
20 Maggio 2026
Viterbo – “Una sinergia storica per il territorio”: Fondazione Carivit stanzia 150 mila euro per Agraria, mentre Unitus avvia la ricostruzione dei laboratori
Siglato l'accordo per il rilancio del polo scientifico dopo il devastante incendio del 2025. Il punto della Rettrice Laureti sullo stato dei lavori: completata la copertura del plesso per salvare gli interni, ma per la ricostruzione totale serviranno dai tre ai quattro anni a causa dell'instabilità dei costi geopolitici

Viterbo  – La capacità di reagire alle avversità definisce la forza di una comunità, specialmente quando le istituzioni locali scelgono di fare fronte comune davanti alle emergenze. Questa mattina, la conferenza tenutasi presso la Fondazione Carivit a Viterbo ha sancito l’avvio di una nuova stagione di investimenti e speranza per l’Università degli Studi della Tuscia, duramente colpita nel giugno del 2025 da un grave incendio che ha letteralmente polverizzato le strutture del polo di Agraria. Al centro dell’incontro, la formalizzazione di un contributo straordinario di 150 mila euro stanziato dall’Ente e destinato all’acquisto di strumentazioni e tecnologie scientifiche d’avanguardia per i laboratori del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali. Un’operazione di eccezionale valenza strategica, coordinata grazie al lavoro dei consiglieri d’amministrazione e d’indirizzo, tra cui il professor Bruno Cirica e il dottor Andrea Vergati, che unisce la solidarietà istituzionale a una precisa pianificazione del domani della ricerca viterbese.

Il legame tra i due enti affonda le proprie radici in un percorso condiviso di crescita culturale e sociale che attraversa gli ultimi tre decenni, come ha voluto ricordare con orgoglio il presidente della Fondazione Carivit, Luigi Pasqualetti: «La nostra è una collaborazione storica tra Carivit e Unitus. Erano gli anni ’90 e la fondazione era già impegnata in primo piano a supportare con borse di studio, ma anche con la stagione concertistica, corsi di formazione ed altro ancora. Una sinergia decennale». Un’alleanza strutturale che non poteva farsi trovare impreparata nel momento più buio per l’ateneo. «Dopo l’incendio di giugno dello scorso anno ci siamo quindi sentiti di dover dare un segnale – ha proseguito Pasqualetti – non che il nostro contributo da solo possa risolvere, ma era nostro dovere supportare. Con questo stanziamento vogliamo favorire la ripresa delle attività scientifiche, certi che investire nell’Università significhi investire sull’innovazione, sui giovani e sulla vocazione autentica della Tuscia».

Le parole del presidente hanno trovato immediata eco e profonda gratitudine nelle dichiarazioni della Magnifica Rettrice dell’Università della Tuscia, Tiziana Laureti, che ha sottolineato l’alto valore non solo materiale, ma profondamente simbolico della donazione. «È bello sapere di non essere soli – ha affermato la Rettrice nel suo intervento –. Il contributo per il rilancio non è solo una questione economica, ma un messaggio imprescindibile per il futuro del territorio. I laboratori sono officine del sapere, presidio di innovazione. Ci permettono di formare persone, ragazzi e ragazze, che poi contribuiranno a loro volta alla crescita del territorio. Abbiamo per questo optato per il migliore impiego possibile di queste importantissime risorse, traducendole immediatamente in strumenti operativi d’eccellenza per le nostre ricercatrici e i nostri ricercatori».

Al di là della fondamentale dotazione tecnologica presentata stamane, la conferenza è stata anche l’occasione per fare un punto dettagliato e concreto sullo stato attuale dei lavori di recupero dell’edificio di Agraria andato distrutto. La strada verso il pieno ripristino della normalità è complessa, ma i primi e cruciali traguardi strutturali sono stati finalmente raggiunti. La Rettrice Laureti ha infatti spiegato che è stata completata la copertura del plesso andato distrutto, una fase nevralgica che permetterà ora di lavorare alacremente per ripristinare e ricostruire gli spazi interni. Il cantiere ha visto finora la rimozione totale di tutte le macerie accumulate e l’installazione di una complessa sovracopertura, un intervento fondamentale che ha garantito di preservare da ulteriori danni meteorologici gli ambienti interni. Fino a questa fondamentale installazione, purtroppo, il danno alle strutture era ulteriormente peggiorato a causa delle intemperie; ora, fortunatamente, tutto il materiale che era possibile recuperare è stato messo definitivamente in sicurezza e salvato.

Se da un lato la struttura d’emergenza è consolidata, lo sguardo è già rivolto alla progettazione della nuova era del dipartimento. Sono stati infatti ufficialmente presentati i progetti per i nuovi laboratori, la cui realizzazione sarà resa possibile grazie ai finanziamenti stanziati dalla Regione Lazio. Resta tuttavia l’incognita legata alle tempistiche generali del cantiere, un tema su cui la governance dell’ateneo mantiene un profilo di assoluto e trasparente realismo. Determinare una data certa per il completamento definitivo delle opere è ad oggi quasi impossibile, ed è certo che il percorso non sarà breve. L’ateneo procederà programmaticamente per blocchi funzionali, in modo da rendere fruibile e restituire alla didattica un’area alla volta. Secondo le previsioni più affidabili, i nuovi laboratori specialistici dovrebbero essere realizzati ed entrare in funzione entro un anno, mentre per l’intero edificio, realisticamente, saranno necessari purtroppo tre o quattro anni di lavori. Un quadro temporale dilatato che risente inevitabilmente anche delle forti tensioni internazionali, come concluso dalla stessa Laureti: «La crisi attuale, geopolitica, purtroppo rende ulteriormente complicato e incerto il tutto, anche perché i costi subiscono fluttuazioni continue al momento. Mi auguro vivamente di essere smentita nei prossimi mesi con previsioni più positive, ma l’impegno comune profuso oggi con la Fondazione Carivit dimostra che la Tuscia possiede gli anticorpi istituzionali per trasformare questa pagina difficile in un’opportunità di rilancio».