di Diego Galli
CIVITAVECCHIA – Il tessuto commerciale di Civitavecchia sta cambiando pelle. Le storiche botteghe artigiane e i negozi di qualità faticano, lasciando spesso spazio a minimarket e attività che propongono merci a basso costo. Un fenomeno che si intreccia con le sfide di un turismo crocieristico dai numeri da record ma ancora troppo “mordi e fuggi”, e con le recenti tensioni legate al degrado serale, culminate nella stretta anti-alcol firmata dal sindaco Marco Piendibene. In un clima cittadino spesso polarizzato e alla ricerca di colpevoli, la CNA interviene per riportare il dibattito su un piano strutturale e strategico. Nessuna caccia alle streghe contro singole categorie commerciali, ma una richiesta chiara e decisa all’Amministrazione: servono regole uguali per tutti, controlli costanti sul territorio, valorizzazione del “saper fare” locale e interventi concreti sulla fiscalità per favorire il ricambio generazionale. Ne abbiamo parlato con i vertici dell’associazione, per capire quale sia la vera ricetta per ridare ossigeno e competitività all’economia del territorio.
Il Made in Italy e il “saper fare”: assistiamo alla progressiva scomparsa di botteghe artigiane e piccole imprese storiche, sostituite da bazar e minimarket che propongono merci dozzinali. Dal vostro osservatorio, è solo una spietata legge del mercato o manca una visione politica forte per proteggere l’identità produttiva e il vero “Made in Italy” a Civitavecchia?
Purtroppo nel nostro Paese da tempo non si investe più sulla formazione che dovrebbe avvicinare i nostri giovani a quelle professioni che hanno fatto grande l’Italia nel mondo. A proposito di Made in Italy, noi intanto cerchiamo di fare la nostra parte: proprio negli ultimi mesi abbiamo organizzato “Intrecci”, un’iniziativa che punta a mettere in vetrina, dialogando tra loro, imprese artigiane di settori diversi. Si raccontano, spiegano anche a livello pratico cosa fanno. Si tratta di eccellenze locali che abbiamo fatto uscire dal loro guscio e fatto conoscere all’esterno.
Il ruolo dell’amministrazione e il decoro: spesso il Comune lamenta di avere “le mani legate” dalle liberalizzazioni. Ma i regolamenti sul decoro urbano esistono. Come CNA, state chiedendo all’amministrazione paletti più stringenti per arginare le aperture di attività che svalutano le vie del centro e danneggiano, di riflesso, tutta la piccola impresa locale?
Questo è un tema molto delicato, che bisogna affrontare con estremo equilibrio. Come CNA crediamo che il punto non sia limitare aperture o creare contrapposizioni tra attività che a livello legislativo sono in piena regola, ma riuscire a costruire una visione complessiva di qualità di proposta. Si badi bene, come dicevo le amministrazioni hanno strumenti limitati da normative nazionali e regionali, però si potrebbe lavorare sul decoro, sulla valorizzazione delle identità storiche della città. Più che di paletti, preferiamo parlare di un criterio condiviso che aiuti a tutelare l’equilibrio del centro storico, dove possano trovare il giusto collocamento l’artigianato di qualità e tutte quelle attività in grado di dare valore al territorio.
Malamovida e ordinanza “anti-alcol”: il degrado legato alla malamovida non danneggia solo i locali serali, ma svilisce l’intero centro storico, allontanando le persone. Ritenete che la recente ordinanza del sindaco Piendibene, che colpisce soprattutto la vendita di alcol da asporto (spesso in mano ai minimarket), sia la mossa giusta per restituire decoro al cuore economico della città?
Il problema della ‘malamovida’ va affrontato senza slogan e senza individuare capri espiatori. Il centro storico è patrimonio di tutti i cittadini e dei turisti che vengono a visitare la nostra città. L’ordinanza del sindaco può rappresentare uno strumento utile in una fase emergenziale, sopratutto se ha come obiettivo quello di contrastare comportamenti che portano al degrado le vie del centro. Solo questo non è però sufficiente: il tema è strategico, va costruito un presidio urbano con controlli e pulizia, ma sopratutto un sistema che porti qualità nell’offerta culturale, in modo che le persone possano vivere serenamente la città.
Il nodo dei controlli e la concorrenza sleale: le regole funzionano solo se vengono fatte rispettare. Che si parli di alcol venduto fuori orario o di attività che operano senza rispettare gli stessi standard delle nostre imprese storiche, pensate che l’attuale presidio del territorio a Civitavecchia sia sufficiente per garantire legalità e concorrenza leale?
Su questa domanda siamo fermi nel rispondere: il tema dei controlli è centrale perché le regole devono valere per tutti allo stesso modo. Se questo non accade, la percezione è quella della concorrenza sleale. Tale slealtà penalizza chi ogni giorno investe e lavora nel rispetto delle regole. Insistiamo nel dire che il punto è quello di rafforzare il presidio del territorio e garantire continuità nei controlli, affinché legalità, sicurezza e decoro non siano soltanto interventi occasionali ma presenza stabile.
Il turismo crocieristico: Civitavecchia vede transitare milioni di crocieristi, un flusso enorme che però resta troppo spesso “mordi e fuggi”. Qual è la ricetta della CNA per trattenere questo valore in città e far sì che il turista scopra l’eccellenza artigiana locale, anziché l’ennesimo souvenir d’importazione?
Il turismo crocieristico oggi rappresenta una grande opportunità, ma va trasformato in esperienza e permanenza quello che al momento è solo un semplice transito. Oggi Civitavecchia è vista solo come una porta di accesso verso altre destinazioni, ma la città e il territorio vicino a noi hanno tutte le potenzialità per raccontare quell’identità fatta di artigianato, storia ed enogastronomia. In una sola parola: cultura. Noi di CNA con il progetto ‘Porta del pellegrino’ abbiamo dato voce a quelle realtà locali che ogni giorno investono in qualità e tengono alta la bandiera del nostro territorio, che non va guardato sempre con occhio negativo. Ci sono infatti tante imprese di qualità che portano avanti tradizioni storiche investendo in qualità con metodo professionale.
La priorità per il rilancio: guardando all’intero ecosistema economico della città, qual è l’azione o il progetto che chiedete con più urgenza all’amministrazione per ridare ossigeno e prospettiva agli artigiani e alle piccole e medie imprese del territorio?
Noi di CNA non chiediamo singole misure, abbiamo una visione chiara di città, è un tema del quale spesso discutiamo a livello nazionale. Le imprese hanno bisogno di certezze, di programmazione e di un contesto urbano in grado di generare fiducia e attrattività. Va creata la giusta sintesi tra sviluppo, decoro, turismo e porto, evitando interventi frammentati o emergenziali. Insomma, va creata la giusta strategia che possa permetterci di trasformare la nostra posizione favorevole in opportunità concreta per chi lavora e investe su questo territorio. Servono tempi amministrativi rapidi e un progetto stabile di promozione delle eccellenze locali. Poi vanno sostenuti il ricambio generazionale e le nuove imprese, perché senza nuove energie il rischio è quello di perdere quelle competenze a cui ancora oggi il mondo guarda con interesse. L’obiettivo finale è riuscire ad essere una città più curata, più viva, e sopratutto più competitiva, dove fare impresa sia percepito come una risorsa per la comunità e non come un ostacolo. Andando sul pratico: si può agire sulla fiscalità locale. Pensiamo ad agevolazioni a livello di tributi locali in favore di chi apre una nuova impresa o di chi ne rileva una, nell’ottica del ricambio generazionale. Non sarà la soluzione definitiva, certo, ma – per riprendere la domanda – darebbe un po’ di ossigeno e di prospettiva a quanti vogliono entrare nel nostro mondo.

