di Diego Galli
BAGNAIA (Viterbo) – Villa Lante vive oggi una giornata di fondamentale importanza per il suo futuro e per l’intero patrimonio culturale italiano. Il piano nobile della Palazzina Montalto è letteralmente gremito di pubblico, cittadini, studiosi e autorità per il convegno “Uno sopramodo bello et delitioso giardino” – Il restauro di Villa Lante a Bagnaia. Un successo straordinario di partecipazione che dimostra come l’imponente cantiere di riqualificazione, finanziato con i fondi del PNRR, abbia saputo catalizzare l’attenzione profonda della popolazione e delle istituzioni.
Riqualificazioni di questa portata evidenziano come sia imprescindibile restituire centralità a complessi monumentali che non sono soltanto formidabili asset turistici, ma veri e propri custodi della memoria collettiva e dell’identità locale. Villa Lante, in questo senso, rappresenta la quintessenza del Genius Loci: uno degli esempi più mirabili al mondo di come il disegno umano possa interpretare, incanalare ed esaltare lo “spirito” naturale e storico di un territorio.
La svolta dei finanziamenti PNRR e la sinergia istituzionale
Al centro della sessione mattutina, introdotta e coordinata dall’architetto Marina Cogotti (responsabile del progetto per la Villa), sono emersi i dettagli di un percorso di rinascita articolato su tre assi principali: la rigenerazione del patrimonio vegetale, il rifacimento totale degli apparati impiantistici e il restauro strutturale di architetture e fontane.
Un intervento imponente illustrato con viva emozione da Elisabetta Scungio, direttrice regionale dei Musei nazionali del Lazio: «Siamo di fronte a un finanziamento flagship di 7 milioni di euro, fortemente voluto dal Ministero della Cultura per dare il massimo risalto all’importanza dei giardini all’italiana. Non è stato un percorso semplice; è stato necessario costruire un dialogo costante e trasparente con la cittadinanza per spiegare la necessità di chiusure prolungate. Ma si è trattato di un passaggio fondamentale per restituire alla completa e corretta fruizione un patrimonio che in passato non era pienamente valorizzato. La grande rinascita odierna è il frutto del lavoro congiunto tra Ministero e amministrazione comunale».
Sulla stessa linea d’onda Alessandro Mascherucci, direttore delle Ville monumentali della Tuscia, che guarda già ai prossimi passi: «Questa giornata di studi è dedicata all’ormai prossima conclusione di lavori storici e alla successiva inaugurazione dei giardini, uno dei massimi esempi globali dell’arte del giardino. Il MiC ha profuso il massimo impegno per ridare a questo luogo il suo originario splendore. Villa Lante è un patrimonio comune che condividiamo strettamente con l’amministrazione di Viterbo e con le altre istituzioni del territorio».
Una visione per il futuro: la Tuscia verso il 2033
Il valore strategico dell’opera è stato rimarcato con forza da Emanuele Aronne, assessore del Comune di Viterbo con delega al PNRR e alla qualità degli spazi urbani, che ha messo in luce la complessità amministrativa dell’impresa: «Coniugare la straordinaria bellezza di questi luoghi a enormi faldoni e alle maglie della burocrazia è stata una sfida complessa. Se ci siamo riusciti è grazie a figure come l’architetto Marina Cogotti, che ci ha permesso sin dall’inizio di avere una visione limpida e completa degli obiettivi da raggiungere. Ora la sfida si sposta sulla sostenibilità: vogliamo che complessi come Villa Lante diventino autosufficienti, perché la loro manutenzione merita spese massicce e costanti».
Aronne ha poi ricordato la proposta ambiziosa che allarga i confini del progetto, ovvero “Viterbo Tuscia 2033“: «Un territorio d’eccellenza come la Tuscia merita di essere candidato a Capitale Europea della Cultura 2033. Realtà come Bagnaia, San Martino e Caprarola custodiscono un valore immenso; il PNRR ci sta finalmente permettendo di recuperare un gap infrastrutturale e conservativo annoso».
Dalla storia della pittura alle sfide della biodiversità
Il valore aggiunto del convegno risiede nel suo approccio radicalmente multidisciplinare, capace di unire la rigorosa ricerca storico-artistica alle più avanzate tecnologie di rilievo e alla tutela ambientale. Se la mattinata ha offerto approfondimenti culturali di alto profilo – come la rilettura dei simboli araldici e astrologici del ciclo pittorico cinquecentesco voluto dal cardinale Giovan Francesco Gambara, curata dallo storico dell’arte Andrea Alessi – la giornata prosegue addentrandosi negli aspetti tecnici e scientifici del restauro integrato.
I lavori assembleari vedono infatti il confronto su strumenti d’avanguardia come la digitalizzazione tramite Geo-WebApp, i rilievi tridimensionali con sensori LiDAR, BIM e GIS per la mappatura materica, e l’ottimizzazione della storica macchina idraulica, studiata per garantire il perfetto ricircolo sostenibile delle acque della sorgente Votamare e la spettacolarità dei giochi d’acqua. Grande attenzione viene riservata anche alla componente ingegneristica della luce, con progetti illuminotecnici scenografici a basso impatto, capaci di dialogare con le geometrie del giardino formale.
Il focus si sposta infine sulla dimensione ecologica della Villa, concepita come un vero organismo vivente. Di straordinario fascino sono le ricerche sulla conservazione del “genoma antico” dei platani plurisecolari messi a dimora nel 1576 (analizzati dal Dipartimento per l’Innovazione nei Sistemi Biologici dell’Università della Tuscia guidato da Elena Kuzminsky), i censimenti floristici mirati alla tutela della flora erbacea e arbustiva e il monitoraggio della fauna locale, che ha rivelato la persistenza di specie dall’altissimo valore conservazionistico – come il rarissimo gambero di fiume – proprio all’interno delle fontane monumentali.
Villa Lante non si limita dunque a restaurare le proprie pietre e i propri storici viali, ma ribadisce la sua natura di laboratorio internazionale per la conservazione attiva, dove passato rinascimentale e futuro tecnologico si incontrano in una sintesi perfetta.
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