TORINO – Sono ore tumultuose in casa Juve. La sconfitta con la Fiorentina, un vero e proprio roboante tonfo interno, ha lasciato scorie e conseguenze. La più importante? A meno di miracolosi ribaltoni, non sarà Champions League. Punto più basso degli ultimi anni: l’ultima volta che la Vecchia Signora non ha partecipato alla Champions risale al biennio Delneri/Ferrara.
Una sconfitta che ha esacerbato l’ambiente: contestazione. Spalletti, subito a rapporto da Elkann, resta però punto fermo. Ha eredito una squadra non sua, senza preparazione. Ha provato a raddrizzare una barca piena di errori, quelli commessi dalla dirigenza che sul mercato lo scorso anno prese flop come David o Openda, due esempi su tutti.
Mancheranno pure i settanta milioni della qualificazione alla massima competizione europea, luglio prossimo; ma si deve comunque ricostruire. Con meno risorse, ma si deve pur sempre far mercato. La domanda, direttamente connessa al nodo centrale d’articolo, adesso diventa proprio chi farà mercato. Chi sceglierà, chi tratterà.
Perché la proprietà, che non ambisce a nient’altro che ripartire da Spalletti, è scottata per le scelte della scorsa estate e la squadra che è stata consegnata al tecnico toscano. Ecco che nella possibile rivoluzione bianconera possono saltare diverse teste, sì, ma in dirigenza. Chiaramente non Chiellini, bensì tornano prepotentemente in discussione le figure transalpine, l’AD Comolli ed il DS Modesto.
Un vero e proprio terremoto, dunque, potenzialmente all’immediato orizzonte. Si chiuderà domenica sera il campionato, sarà tempo di derby di Torino; ma la prossima settimana, se effettivamente la Juve dovesse chiudere quinta o sesta, non è detto che possano già saltare diverse teste, quelle francesi.

