Anche l’edizione 2025/26 di Premier League diventa ufficialmente passato. Archiviati pure gli ultimi novanta giri di lancette: tempo di verdetti finale, tempo di lacrime, tempo di saluti. Col discorso al titolo già chiuso, l’attesa mediaticamente più pesante virava tutta sulla zona retrocessione. Alla fine, padrone del suo destino, si salva il Tottenham di De Zerbi: sofferto 1-0 all’Everton alla fine di una stagione logorante, tra ribaltamenti, conflitti interni e contestazione a società e proprietà. Lacrime West Ham, che già spacciato calerà sì il tris a Leeds, ma servirà a ben poco: dopo 15 anni è retrocessione in Championship, il prossimo anno torna il derby col Millwall.
Gli altri verdetti abbracciano la zona europea. Prima di tutto i risultati scaturiti in terra britannica, dove come sempre ognuno gioca al massimo, costringano la Premier a rinunciare alla sesta squadra in Champions ed alla nona in Europa: il Villa macchia la festa d’addio di Guardiola e con doppio Watkins ribalta e chiude alla grande pochi giorni dopo il trionfo d’Istanbul. Difende il quarto posto (Liverpool quinto) e non sprigiona il sesto slot Champions al Bournemouth, che deve accontentarsi dell’Europa League.
Storia, comunque. Come quella del Sunderland, questa sì che va annoverata come favolosa impresa titanica: nel 2021 in League One (Serie C britannica), oggi non soltanto la prima forza del Tyne (scavalcato il Newcastle), ma soprattutto settimo posto storica qualificazione europea. Unico precedente? Nel 74, all’epoca fu Coppa delle Coppe. Battuto il Chelsea, festa grande allo Stadium Of Light. Dalla C all’Europa in Inghilterra, tra l’altro da neopromossa, in cinque anni di progetto.: fantascienza. Pure il Brighton torna in Europa, ma in ottava piazza deve accontentarsi della Conference League.
Un pomeriggio, che non è ancora concluso, che ha celebrato la dipartita di due leggende: Salah, senz’altro, ma soprattutto Pep Guardiola. Occhi lucidi, attimi di grande commozione, sia ad Anfield che all’Etihad. Il tributo, tra Manchester e Liverpool, è ancora in corso in questi minuti. All’Etihad abbracci per Stones e Bernardo Silva, ma tutti in piedi e standing ovation per chi ha ribaltato ogni orizzonte: gli ultimi istanti di Pep, uno dei più grandi della storia di questo sport. Ad Anfield invece, alla fine di un pari interno col Brentford che diventa specchio manifesto di una stagione incolore (quinto posto Champions comunque già in cassaforte), emozione vibrante per Salah: chiude senza l’ultimo squillo, ma 257 in nove stagioni in cui s’è vinto tutto possono pure bastare.

