Tempesta Infantino, stavolta accuse dalla Giordania: “Pressioni e ricatti”
Politica, Sport
5 Agosto 2026
Tempesta Infantino, stavolta accuse dalla Giordania: “Pressioni e ricatti”

Altro che vento. Questa è una vera e propria tempesta. Anzi, un uragano. Perché ora dopo ora ammontano e spirano sempre più forti polemiche su Gianni Infantino, il sempre più discusso presidente del massimo organo calcistico mondiale, la Fifa.

Stavolta, soltanto poche ore dopo la sfiducia di Galles ed Inghilterra in vista delle prossime elezioni, arriva un’onda di accuse direttamente dal Medioriente. In particolare dalla Giordania dove, il presidente della Federazione Ali Hussein, ha sostanzialmente e senza giri di parole denunciato in un post X Infantino accusandolo di pressioni e ricatti.

Premessa. Ali Hussein, terzo figlio del Re di Giordania, era ex candidato alla presidenza Fifa (sconfitto proprio da Infantino) ed oggi è presidente della Federcalcio della Giordania. Reclamava un premio economico per il raggiungimento della finale poi persa col Marocco dell’ultima Coppa Araba Fifa. In maniera tutt’altro che velata gli sarebbe stato risposto che, per ottener più agevolmente quella somma, avrebbe dovuto sciogliere le riserve e votare Infantino anche alle prossime elezioni Fifa, in programma a marzo prossimo, quelle che decreteranno il neo presidente 2027-2031.

Ricordiamo che Infantino è al capo dell’organizzazione calcistica mondiale da 11 anni. In un post X, Hussein denuncia così: “Le questioni aperte riguardanti la FIFA sono numerose. Vorrei iniziare chiarendo quali siano alcune di queste dal punto di vista della nostra Federazione (FA), in particolare quella della Giordania, che partecipa a un Mondiale per la prima volta. Siamo un Paese piccolo con un budget federale molto limitato e abbiamo dovuto affrontare ostacoli enormi. In primo luogo, la questione dell’ingresso dei nostri tifosi negli Stati Uniti: non a tutti è stato concesso il visto, nonostante fossero in possesso dei biglietti (venduti, peraltro, a prezzi esorbitanti). In secondo luogo, siamo soggetti a tassazione da parte del governo statunitense, tramite la FIFA, per la nostra partecipazione; si tratta di denaro che dovrebbe essere destinato a giocatori e staff. Questa situazione non ha riguardato le squadre che hanno giocato e stabilito il proprio ritiro in Canada o in Messico; noi, invece, ci siamo trovati negli Stati Uniti e ora dobbiamo far fronte a ingenti costi fiscali legati alla nostra partecipazione. In terzo luogo, attendiamo da dicembre il pagamento dei premi spettanti ai nostri giocatori per la Coppa Araba in Qatar, un evento organizzato dalla FIFA. La somma dovuta alla nostra squadra per aver raggiunto la finale non è ancora stata erogata, mentre la FIFA si vanta dei miliardi che detiene in riserva. È evidente che il problema risiede nella leadership. Per mesi, la FIFA si è rifiutata di fornirci assistenza su queste e altre questioni, finché, durante il Mondiale, mi è stato comunicato verbalmente che, se avessi sostenuto la candidatura di Infantino, ciò avrebbe contribuito notevolmente ad aiutare la nostra Federazione. In Giordania siamo orgogliosi di difendere valori etici. Non lo abbiamo sostenuto in passato e certamente non lo faremo ora. L’intera vicenda si configura come un ricatto, al quale ci rifiutiamo di cedere”.