Un vero e proprio passaggio di consegne, nella storia. Sembra quasi che a Montreal si siano allineati tutti gli astri, quel del destino, come nei romanzi. Ha vinto ancora Kimi ed il giorno dopo per tutta Bologna è ancora più bello. Vanto ed orgoglio azzurro, Antonelli ha vinto il quarto Mondiale di fila una volta iniziata la striscia: non era mai capitato prima, persino Schumacher e Senna quando iniziarono a vincere si fermarono a tre. Una classifica speciale, senz’altro, ma che rende l’idea di quanto e come Kimi sia un predestinato. C’è sempre quel pizzico di rimpianto di non vederlo in Rossa, per noi italiani, ma questa è la grandezza della Mercedes e bisogna dargliene atto. Antonelli, tra l’altro, viene ritratto sul gradino più alto del podio circondato da Hamilton e Verstappen, forse i due più grandi campioni generazionali dell’ultimo decennio ed oltre. Sembrata quasi una sceneggiatura perfetta, in cui le divinità della Formula Uno dipingevano quasi il passaggio del testimone. Undici mondiali in due, lo scettro al futuro, un futuro chiamato Kimi, un futuro generazionale. C’è stata comunque gloria, per la Rossa. Perché il secondo posto di Hamilton, un podio, fa piacere e redenzione. Ha spiegato a tutti che la Ferrari sia ancora viva e pronta a recitar ruolo importante evidentemente quest’anno: c’è pure lei. Ma soprattutto l’eterno, proprio l’Hammer, che festeggia col secondo posto in Canada una delle serate più belle da quando in Ferrari. Ci voleva. Ecco perché il weekend d’F1 per gli italiani resta comunque positivo. Una stagione che sta scoppiando proprio in questo momento, pronta a decollare ad inizio estate. Intanto, ripresa da dove aveva lasciato: Antonelli in testa e dopo le scintille sul compagno Russell è adesso allungo nella classifica Piloti, +43 sul direttissimo concorrente.

