VITERBO – Il capoluogo arranca quando si parla di qualità della vita per bambini e anziani. E anche i giovani, pur con qualche segnale positivo sul fronte del lavoro e degli affitti, devono fare i conti con servizi insufficienti, pochi spazi dedicati e un dato allarmante sugli incidenti stradali notturni.
È la fotografia che emerge dalla nuova indagine del Il Sole 24 Ore dedicata agli indici generazionali della qualità della vita nelle province italiane. Un’analisi che prende in considerazione sessanta indicatori complessivi — venti per ciascuna fascia d’età — per misurare servizi, opportunità, condizioni sociali e qualità della vita nei territori italiani.
E il quadro della Tuscia appare in chiaroscuro, con criticità soprattutto agli estremi della popolazione.
Per quanto riguarda i bambini, Viterbo si ferma all’86esimo posto nazionale. A pesare sono soprattutto la scarsità di servizi dedicati all’infanzia e alcune fragilità strutturali del sistema scolastico. Tra i dati peggiori emerge il tasso di fecondità: la provincia è 103esima in Italia, con una media di appena un figlio per donna. Male anche gli spazi verdi scolastici, con appena 4,5 metri quadrati per bambino contro una media nazionale di 12,5.
Non brillano nemmeno la copertura degli asili nido, il numero di pediatri e gli spazi sportivi dedicati ai più piccoli. Le mense scolastiche presenti negli edifici restano sotto la media italiana, anche se il loro costo risulta relativamente contenuto rispetto al reddito medio delle famiglie.
Se il quadro per l’infanzia è difficile, quello dedicato agli anziani non va meglio. Viterbo è infatti 85esima nella classifica nazionale sulla qualità della vita degli over 65.
L’indagine evidenzia soprattutto problemi sul fronte sanitario: pochi medici specialisti, posti letto ad alta assistenza inferiori rispetto ad altri territori e una speranza di vita a 65 anni sotto la media italiana. A colpire è anche il dato sociale: cresce il numero di anziani che vivono soli, mentre aumenta il consumo di antidepressivi.
Ci sono però anche alcuni elementi positivi. La provincia si distingue infatti per i servizi sociali comunali dedicati agli over 65 e per la spesa destinata all’assistenza domiciliare, superiore a quella di molti altri territori italiani.
I giovani rappresentano il segmento meno penalizzato, ma anche qui le ombre superano spesso le luci. Viterbo è 69esima nella graduatoria nazionale: un risultato sostenuto soprattutto dalla buona tenuta del mercato del lavoro e dal costo degli affitti, ancora relativamente accessibile rispetto alle grandi città.
La Tuscia conquista addirittura il secondo posto nazionale per trasformazioni di contratti a tempo indeterminato e registra una disoccupazione giovanile sotto la media italiana. Positivo anche il saldo migratorio, segno che il territorio continua comunque ad attrarre nuovi residenti.
Ma il dato che più preoccupa riguarda la sicurezza stradale: Viterbo è praticamente ultima in Italia per incidenti stradali notturni che coinvolgono giovani. Un indicatore pesantissimo, che fotografa un problema reale e spesso sottovalutato.
Male anche gli spazi sportivi destinati alla fascia tra 18 e 35 anni, così come i servizi culturali e le opportunità di tempo libero raggiungibili a piedi. Anche la percentuale di laureati resta inferiore alla media nazionale.
Dalla fotografia scattata dal Sole 24 Ore emerge così una provincia che mantiene alcuni punti di forza — costo della vita relativamente più basso, mercato del lavoro ancora dinamico e buona qualità ambientale in alcuni settori — ma che continua a mostrare forti difficoltà nella costruzione di servizi e opportunità per le fasce più fragili della popolazione.
Una Tuscia che fatica a essere davvero attrattiva e vivibile per tutte le generazioni.

