San Lorenzo Nuovo, la forma dell’utopia: l’impianto settecentesco rinasce come Città Ideale Vegetale
Cronaca
28 Maggio 2026
San Lorenzo Nuovo, la forma dell’utopia: l’impianto settecentesco rinasce come Città Ideale Vegetale

SAN LORENZO NUOVO – Il borgo chiude il cerchio di un’ambiziosa scommessa urbana e sociale, dimostrando come un impianto architettonico razionale e geometrico nato nel Settecento possa fondersi con l’imprevedibilità e la vitalità della natura circostante. È questo il cuore concettuale del progetto PNRR “Città Ideale Vegetale”, giunto oggi alla sua presentazione conclusiva nella sala consiliare del Comune, un’iniziativa sostenuta dall’Unione Europea e dal Ministero della Cultura che ha trasformato il borgo affacciato sul Lago di Bolsena in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.

Come ricordato questo pomeriggio dal progettista Massimiliano Capo, l’idea, presentata sotto la precedente amministrazione Bambini e selezionata tra oltre cinquemila proposte a livello nazionale, si è basata essenzialmente sul prendere un patrimonio identitario già esistente e reimmaginarlo. Una sfida complessa per un Comune di queste dimensioni, che ha richiesto di aggiornare la prescrizione normativa della “città ideale” di fine Settecento, caratterizzata dalla celebre piazza ottagonale, intrecciandola in modo organico con il verde del paesaggio. La sindaca Simona Fabi ha tracciato con chiarezza l’orizzonte di questa rigenerazione, pensata per arginare le criticità tipiche dei piccoli centri, in primis l’invecchiamento e il calo demografico.

Un’opportunità per rinascere facendo leva su una qualità della vita fatta di ritmi lenti e di un ambiente salubre, elementi che restituiscono centralità al borgo come spazio di produzione culturale. E la cultura, in questa visione, si è tradotta in opere infrastrutturali che guardano al futuro preservando la memoria, una stratificazione storica che, come evidenziato nel dossier dall’archeologo Gianpaolo Serone, abbraccia la Via Francigena, le necropoli etrusche e il vecchio abitato presso la Val di Lago. Proprio l’area del rudere della Chiesa di San Giovanni in Val di Lago è stata al centro di un profondo intervento che ha unito recupero paesaggistico e innovazione, dotando il sito di sistemi integrati, realtà aumentata, app dedicate e arredi ecosostenibili, tra cui panchine e pali a energia solare integrati da segnaletica inclusiva in Braille.

Su questo binario tecnologico si innesta anche l’imminente apertura della “Cave” descritta in aula da Sergio Meschini di Grafitec, un ambiente totalmente immersivo dove, a breve, proiezioni video ad altissima definizione offriranno ai visitatori un assaggio condensato dei valori storici e naturalistici dell’Alta Tuscia. Ma la trasformazione fisica e digitale dello spazio urbano sarebbe rimasta un contenitore vuoto senza un autentico coinvolgimento umano, un aspetto centrale evidenziato anche dall’assessore Valeria Manucci nel sottolineare le potenzialità del turismo lento e dello smart working per attrarre nuove professionalità in un territorio cerniera tra Umbria e Toscana.

La vitalità del progetto si è infatti misurata sul campo con il successo di iniziative esperienziali che hanno animato le vie e i boschi. Marco D’Aureli ha ricordato l’entusiasmo attorno a “Storie in cammino”, sei itinerari andati costantemente esauriti che hanno messo in dialogo le passeggiate naturalistiche con il patrimonio immateriale, un format curato da Comunità Narranti con l’obiettivo di rimettere in circolazione la voce del territorio, valorizzando anche i saperi manuali tramandati, dal riconoscimento delle erbe spontanee fino alla preparazione degli gnocchi tradizionali e del tipico Biscotto di Sant’Antonio raccontati da Simona Soprano. Un’eco di partecipazione condivisa da Stefano Mecocci, animatore del festival “Fermento”, che ha portato nel borgo la cultura dei vini naturali affiancandola a una programmazione musicale eclettica curata da Gian Paolo Piccini, capace di valorizzare le location cittadine spaziando dal jazz nel chiostro dei Cappuccini al pop nell’anfiteatro, fino alla lirica nella Chiesa di Santa Maria Assunta e al suggestivo concerto per pianoforte solo all’alba. Mecocci ha posto l’accento sull’eccezionale risposta intergenerazionale della comunità locale, capace di riavvicinare i più giovani ai valori della terra.

È proprio questo senso di riappropriazione collettiva, come ha concluso con forte orgoglio la sindaca Fabi, il risultato più grande di un progetto capace di dimostrare che la vera anima di un borgo non risiede solo nelle sue pietre, ma nelle persone che scelgono di restare per scriverne il futuro.