VITERBO – Una rampa di cemento che rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang per l’amministrazione comunale. Come promesso via social dall’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Floris, nella giornata di ieri gli operai del Comune sono intervenuti in via della Pila per realizzare un piccolo scivolo, nel tentativo di superare la barriera architettonica e agevolare la discesa in strada della residente in sedia a rotelle. Ma, a cantiere ultimato, l’agognata “soluzione” si è rivelata agli occhi del quartiere la più classica delle toppe peggiori del buco.
Un intervento “precario” che allarma il quartiere
Le testimonianze raccolte sul posto restituiscono un quadro di profonda insoddisfazione. La rampa appena ultimata appare ai residenti e ai commercianti “precaria” e caratterizzata da un dislivello giudicato esagerato, ben lontano dagli standard di un’accessibilità fluida e sicura per una carrozzina.
Ma l’aspetto che sta destando maggiore preoccupazione riguarda gli ingombri. Per fare spazio allo scivolo, le dimensioni del parcheggio riservato ai disabili sembrano essere state ulteriormente erose. Un dettaglio non da poco, che ha fatto scattare un campanello d’allarme tra i membri del Comitato di via della Pila: il sospetto è che questo restringimento in corso d’opera abbia portato lo stallo a dimensioni “forse oltre il minimo consentito dalle normative vigenti”.
Un dubbio talmente fondato da spingere i cittadini a rompere definitivamente gli indugi. Abbandonate le mere proteste verbali, il Comitato ha infatti deciso di incaricare formalmente un tecnico di fiducia per effettuare misurazioni strumentali sulla carreggiata, sui parcheggi e sull’intera opera ciclabile, per accertare nero su bianco eventuali violazioni del Codice della Strada.
Il nodo sicurezza: l’ostacolo aggirato, il pericolo no
Il vero paradosso di questa operazione, tuttavia, non è solo ingegneristico, ma logico. Esattamente come aveva amaramente profetizzato la figlia della signora disabile respingendo al mittente le promesse dell’assessore Floris, la rampa ha fisicamente aggirato l’ostacolo del marciapiede, ma non ha minimamente sfiorato il problema centrale della vicenda: l’incolumità della cittadina.
Con l’attuale configurazione della via (ristretta dai cordoli della ciclabile) e con l’istituzione del senso unico, la salita a bordo del veicolo rimane una manovra ad alto rischio. Il lato passeggero dell’auto – l’unico da cui la donna in carrozzina può accedere all’abitacolo – è infatti rivolto direttamente verso il flusso di marcia. Risultato? Per poter salire in macchina, la signora deve obbligatoriamente sostare sulla carreggiata, bloccando fisicamente le automobili in transito in uno spazio vitale ridotto all’osso.
L’intervento di ieri suona così come la perfetta metafora dell’intero cantiere del quadrante Cattaneo: una soluzione “sulla carta” che si scontra rovinosamente con la pratica quotidiana. Mentre il Palazzo tenta di arginare l’incidente mediatico con colate di cemento dell’ultimo minuto, la strada risponde armandosi di metri e periti tecnici.

