L’attesa è finita. Stasera finalmente al via i Mondiali d’America 2026. L’evento calcisticamente più atteso, forse soltanto il secondo al mondo, dopo le Olimpiadi. Una volta ogni quattro anni, ma con un triste comun denominatore: non c’è l’Italia, come noto, nemmeno stavolta. Si parte, sì, ma tra mille difficoltà e tensioni: la Geopolitica ha avuto sulla Fifa, malgrado giustificazioni e difese a spada tratta di Infantino. Il direttore di gara somalo, miglior arbitro d’Africa 2025, è stato come ampiamente descritto rispedito al mittente: per lui ovazione in patria, comunque. Alla fine c’è l’Iran, che risiederà in Messico, dove accolto tra l’acclamazione della gente messicana. Stasera il Mondiale parte proprio in Messico: appuntamento sì alle 21 con Messico-Sudafrica. Già, storia nella storia, la stessa partita che aprì l’attesissima edizione 2010, ma a parte invertite: all’epoca fu Tshabalala a far sognar mezzo Pianeta, stasera si gioca invece allo Stadio Azteca. Sarà naturalmente l’occasione per la prima cerimonia d’apertura. Il Mondiale parte in Messico: riflettori su Shakira e Burna Boy, che intoneranno dal vivo le note del “Dai Dai”, la canzone ufficiale del torneo. Presenti sul palco artisti padroni di casa come Alejandro Fernández, Lila Downs e Belinda, c’è pure il venezuelano Danny Ocean o gli stessi Manà. Il Messico riabbraccia un Mondiale mezzo secolo dopo le edizioni del 1970 e del 1986. Cerimonia d’apertura ricca, in Messico, ma non sarà l’unica. Per questo specifico Mondiale a 48 squadre, prima volta da record in così tante realtà per la rivoluzione voluta da Infantino, ogni paese ospitante celebrerà la propria cerimonia d’apertura: e quindi nei prossimi giorni eventi e grande spettacolo previsto anche in Canada e soprattutto States. L’altra grande novità, proprio a livello di folklore, sarà la modalità d’esecuzione degli inni: doppia grossa bandiera, ma in mezzo al campo non più soltanto l’undici titolare, bensì tutta la delegazione, con gruppi squadra a confronto da una parte e dall’altra.

