La scoperta dell’America – Molto più di un poker, un uragano culturale: generazioni in piazza… per il Soccer. Poch ha già vinto
Sport
13 Giugno 2026
La scoperta dell’America – Molto più di un poker, un uragano culturale: generazioni in piazza… per il Soccer. Poch ha già vinto

Gli Stati Uniti d’America non vinceranno il Mondiale. Poi, le vie del Football restano infinite, ma intanto è bello vivere, sognare, cavalcare. Perché quel che è successo stanotte, oltreoceano, non è cosa da poco conto. Specialmente se vanti un condottiero come l’argentino Mauricio Pochettino, figlio calcistico di Marcelo Bielsa, che fa sognare popoli e ribalta orizzonti.  Stanotte gli States hanno capito di poter recitare un ruolo da protagonisti anche nel calcio. Che quantomeno, anche in questo sport, se la possono giocare. La patria del Baseball, la patria dell’NBA, che scopre finalmente lo sport del Vecchio Continente, dell’America latina, uno sport che da quelle parti non hanno mai sentito loro.

“Quel soccer, chi l’avrebbe mai detto?”

Stanotte hanno scoperto che quel soccer è un pochettino più Football. Si sono ritrovati ombelico del mondo, ad ospitare un Mondiale in casa, ed anche tecnicamente la Nazionale può togliersi le sue soddisfazioni. D’altronde per questo fu corteggiato Poch: per arrivare all’appuntamento più importante all’altezza anche tecnicamente, con un movimento evoluto e pronto, per vivere sotto i riflettori del mondo l’evoluzione migliore della selezione a stelle a strisce. Il poker di stanotte non è solo uno statement, un messaggio manifesto alle dirette concorrente; il poker di stanotte è uno statement per loro stessi, per la nazione, unita forse come non mai affascinata, folgorata e sempre più coinvolta ed appassionata nel mondo del calcio. Chi l’avrebbe mai detto, sostengono le generazioni più anziane, che il soccer avrebbe potuto descriver loro momenti del genere?

Che poker, manifesto a stelle e strisce

E Poch, che per due anni ha lavorato in sordina a plasmar gruppo ma soprattutto cultura, non ha sbagliato l’appuntamento più importante: il debutto. Che ha vinto, anzi ha stravinto. E non solo tecnicamente, non solo sul tabellino, non solo demolendo 4-1 il Paraguay tra l’esplosione di Balogun e giocate complessive corali e collettive che esaltano classe operaia come Richards o trivela Reyna. Un punteggio che tra l’altro irrompe in copertina, dopo 48 ore di gare (diciamo così, ndr) dai contenuti tecnici tutt’altro che particolarmente esaltanti. Un punteggio, che tra l’altro, descrive per la prima volta nella sua storia la nazionale statunitense a referto quattro volte in una gara ufficiale di una fase finale Mondiale. Ma c’è di più, molto di più.

Poch ha già vinto

Poch ha già vinto perché ha fatto sognare un’intera nazione. Che è andata a dormir col sogno di potersela giocare ma soprattutto, che può viver avventure da protagonista anche nel mondo del calcio. Le nuove generazioni in piazza che scoprono, si avvicinano, si accostano a quel soccer che via via sarà sempre più chiamato Football. Ecco perché se da quest’estate per le piazze, da Miami a Los Angeles, i fotografi immortaleranno bimbi con le maglie di Pulisic e Balogun e non soltanto più le canotte delle stars NBA, beh, non ci sarà più da rimaner stupiti. Un uragano culturale, autentico. Muove popoli e plasma culture, Pochettino. Illude e fa sognare: respinge ogni timbro per i quarti di finale, non chiude qualsiasi volo pindarico anzi, ne fa la sua forza. Perché la sua è una missione, una delle più affascinanti della sua carriera. Un tempo accolta con scetticismo, oggi che invece spiega tutt’altro sapore. Indipendentemente da come finirà, se sarà illusione o meno, gli States si sono allacciati le cinture. Sarà un viaggio da vivere, per la prima volta nel mondo del calcio. Ed è già storia.