Gusto – Chateau Maurac, l’altra anima dell’Haut-Medoc che conquista con vini di autenticità e carattere
Cronaca, Gusto
21 Giugno 2026
Gusto – Chateau Maurac, l’altra anima dell’Haut-Medoc che conquista con vini di autenticità e carattere

di Samuele Sansonetti

PARIGI – Percorrendo la celebre Route des Chateaux del Medoc, si attraversa uno dei paesaggi vitivinicoli più iconici al mondo. Da Margaux a Pauillac, passando per Saint-Julien e Saint-Estephe, si susseguono dimore monumentali e nomi che hanno scritto la storia di Bordeaux. Poi, quasi all’improvviso, i grandi castelli iniziano a diradarsi e il paesaggio cambia volto.

 

È proprio qui, all’estremità settentrionale di questo lungo lembo di terra compreso tra l’Atlantico e l’estuario della Gironda, che sorge Château Maurac. Una proprietà lontana dallo sfarzo delle grandi famiglie aristocratiche bordolesi ma capace di raccontare, forse meglio di altre, l’anima autentica dell’Haut-Medoc.

 

 

La tenuta compare per la prima volta nell’edizione del 1868 della celebre guida Cocks & Féret e nasce dall’unione di diverse parcelle appartenute a viticoltori della zona. Una storia fatta di lavoro e territorio più che di nobiltà, rimasta fedele alla propria identità anche dopo il profondo rinnovamento avviato nel 1998 da Claude Gaudin.

 

Oggi la proprietà si estende su circa 15 ettari distribuiti tra l’Haut-Médoc e alcune piccole parcelle nella denominazione Saint-Estèphe. Il vigneto è un mosaico di 23 appezzamenti differenti, dove convivono vecchie vigne di Cabernet Sauvignon che raggiungono i 70 anni di età e parcelle più giovani dedicate al Merlot.

 

La ricchezza di Château Maurac nasce proprio dalla varietà dei suoi terroir. Le vigne affondano le radici in due mondi geologici distinti: da una parte i tipici rilievi ghiaiosi del Médoc, formati nei millenni dai depositi della Garonna; dall’altra i terreni argillo-calcarei che regalano freschezza e profondità ai vini. A completare il quadro contribuisce la posizione privilegiata tra oceano ed estuario, che garantisce un clima marittimo particolarmente favorevole alla maturazione delle uve.

 

Ad accoglierci durante la degustazione è stato lo stesso Claude Gaudin, presidente dell’ODG delle denominazioni Médoc, Haut-Médoc e Listrac-Médoc. Un incontro che si è rivelato prezioso non solo per la competenza tecnica dimostrata, ma anche per la passione con cui ha raccontato il proprio lavoro e il territorio.

 

 

Il primo vino nel calice è stato il Chateau Maurac, etichetta simbolo della proprietà. L’assemblaggio, composto per il 65% da Merlot e per il 35% da Cabernet Sauvignon, racconta immediatamente la filosofia aziendale. Alla struttura tipica del Medoc si affianca infatti una morbidezza insolita, quasi vellutata, che rende il vino particolarmente accogliente senza sacrificarne profondità e freschezza. Un profilo che si distingue dai canoni più austeri della regione e che rappresenta una sorta di firma stilistica della maison.

 

La degustazione prosegue con Vignes de Cabaleyran, nato dalle migliori parcelle ghiaiose della tenuta. Qui il Cabernet Sauvignon sale al 60% dell’assemblaggio e prende il controllo della scena. Il risultato è un vino più profondo e verticale, caratterizzato da eleganti note speziate e da una struttura importante, affinata per almeno sedici mesi in barrique già utilizzate. Un’espressione più classica dell’Haut-Medoc, dove il terroir emerge con decisione.

 

Completamente diverso l’approccio di Les Jumelles, selezione proveniente da due parcelle gemelle che danno il nome al vino. Dominato dall’85% di Merlot, si presenta con un profilo più leggero, arioso e immediato. La scelta di una minore estrazione regala un sorso agile e dinamico, capace di mettere in evidenza la componente più fresca e conviviale del territorio.

 

 

Tra le sorprese più interessanti della degustazione spicca infine Le Trale, una produzione minuscola di appena 900 bottiglie ottenuta da una parcella di soli 0,3 ettari situata nella denominazione Saint-Estèphe. La particolarità è rappresentata dall’utilizzo esclusivo del Merlot, una scelta insolita per un territorio tradizionalmente associato al Cabernet Sauvignon. Il risultato è un vino raro e affascinante, che combina la struttura tipica di Saint-Estephe con una morbidezza e una precisione aromatica capaci di sorprendere anche gli appassionati più esperti.

 

L’impressione finale è quella di una realtà che non cerca di imitare i grandi château del Médoc ma preferisce seguire una strada personale. Una scelta che si traduce in vini profondamente territoriali, coerenti e riconoscibili, capaci di raccontare una Bordeaux meno appariscente ma forse ancora più autentica.