GAETA – Nel Golfo di Gaeta torna a galla un mistero che affonda le sue radici nella Guerra Fredda. La semiala di un aereo militare americano, recuperata il 30 giugno nelle acque del Tirreno dal motopeschereccio Nonno Raf, potrebbe appartenere a un McDonnell Douglas F-4 Phantom II della U.S. Navy precipitato nel 1974. Un’ipotesi affascinante, ma che dovrà essere confermata dalle verifiche tecniche in corso.
In un primo momento il reperto era stato associato a un velivolo della Seconda guerra mondiale. Un’analisi più approfondita della livrea e delle insegne militari ha però escluso questa possibilità, poiché i contrassegni risultano incompatibili con quelli utilizzati dall’aviazione statunitense tra il 1943 e il 1945.
L’attenzione degli esperti si è così concentrata su un periodo più recente e, in particolare, sull’incidente avvenuto il 23 ottobre 1974 nel Golfo di Gaeta.
Quel giorno due caccia F-4 Phantom II decollati dalla portaerei USS America erano impegnati in una missione di addestramento.
Durante il rientro le condizioni meteorologiche peggiorarono rapidamente e gli aerei furono dirottati verso la base di Grazzanise. Uno dei due velivoli, però, non riuscì a raggiungere la pista: rimasto senza carburante, precipitò nelle acque al largo di Punta Stendardo. I due piloti riuscirono a mettersi in salvo grazie al seggiolino eiettabile e furono recuperati dai soccorsi, mentre il caccia scomparve sul fondale del Tirreno.
Secondo documenti statunitensi, almeno una parte dei rottami sarebbe stata recuperata successivamente dalla Marina americana. Eppure il mare, negli anni, ha continuato a restituire frammenti compatibili con quel velivolo. Il caso più noto risale al gennaio del 2000, quando il motopeschereccio Bartolomeo recuperò a circa 150 metri di profondità un elemento poi identificato come appartenente proprio a un F-4 Phantom II della U.S. Navy, ritenuto compatibile con quello precipitato nel 1974.
Anche la semiala riportata in superficie dal Nonno Raf potrebbe appartenere allo stesso aereo, ma al momento non esistono prove definitive. Gli specialisti dovranno analizzare materiali, struttura e numeri identificativi eventualmente ancora leggibili per stabilire l’origine del reperto.
Resta aperta anche un’altra possibilità: che il frammento appartenga a un diverso velivolo militare statunitense finito in mare nel corso degli anni e mai identificato ufficialmente. Un’ipotesi che renderebbe il ritrovamento ancora più significativo, aprendo un nuovo capitolo nella storia dei relitti aeronautici custoditi dal Tirreno.
In attesa delle analisi, il recupero della semiala continua ad alimentare interrogativi. I fondali del Golfo di Gaeta, da decenni teatro di attività militari e rotte strategiche della NATO, conservano ancora testimonianze di incidenti e vicende poco conosciute che il mare, di tanto in tanto, restituisce alla superficie.


