ACILIA – “La devastazione dell’ingresso e degli uffici della biblioteca comunale di Acilia, nel Municipio X, non è un semplice episodio di microcriminalità o una bravata giovanile. Questo attacco a un luogo di cultura è il drammatico sintomo di un peggioramento profondo e di una progressiva desertificazione culturale e sociale che sta logorando i quartieri più esterni della nostra città”.
Lo dichiara in una nota decisa Giovanni Barbera, segretario romano del Partito della Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale del partito.”Questo ennesimo sfregio dimostra che non basta dare spazio ai processi di privatizzazione e delegare lo sviluppo urbano alle sole dinamiche di mercato. Abbiamo invece un disperato bisogno di un ritorno radicale alla ‘città pubblica’, l’unica in grado di rimotivare e ricostruire un tessuto sociale ormai frammentato. Se non invertiamo subito questa rotta, il rischio concreto è quello di consolidare una drammatica polarizzazione: da una parte una luccicante ‘città vetrina’ a uso e consumo della speculazione e del turismo, e dall’altra periferie ridotte a deserti sociali, dove la rabbia e l’emarginazione finiscono per sfogarsi contro i beni comuni”.
“Per sanare questa frattura – prosegue Barbera – dobbiamo recuperare la memoria e la straordinaria lezione delle giunte illuminate che hanno fatto grande la storia della sinistra romana e della Capitale: quelle guidate da Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli e Ugo Vetere. In quella memorabile stagione, la pianificazione pubblica, il risanamento delle borgate, la creazione di servizi sociali e culturali di prossimità non erano considerati costi da tagliare, ma i pilastri fondamentali per garantire dignità e uguaglianza a tutti i cittadini, a partire dai più fragili”.”Nel ribadire la nostra totale solidarietà ai lavoratori della struttura e ai cittadini di Acilia, come Rifondazione Comunista chiediamo un piano straordinario di investimenti pubblici per la rinascita sociale e culturale delle periferie. Difendere e rilanciare presidi come la biblioteca ‘Sandro Onofri’ significa raccogliere l’eredità di Petroselli e rimettere la cura collettiva al centro del futuro di Roma”, conclude Barbera.

