Frosinone – “Il sindaco pensa che via Aldo Moro sia come gli Champs-Élysées, invece è un forno”: l’attacco dell’opposizione
Politica
15 Luglio 2026
Frosinone – “Il sindaco pensa che via Aldo Moro sia come gli Champs-Élysées, invece è un forno”: l’attacco dell’opposizione

FROSINONE – Riceviamo e pubblichiamo da alleanza Verdi Sinistra e Possibile Frosinone

“Il centro di Frosinone, e via Aldo Moro in particolare, soffoca sotto un gravissimo effetto isola di calore urbano, un problema critico a cui le recenti iniziative dell’amministrazione cercano di rispondere prevedendo di riqualificare le storiche fioriere in marmo mettendo a dimora centinaia di arbusti di Phillyrea angustifolia; si tratta purtroppo di una scelta insufficiente perché, sebbene questa pianta resista bene alla siccità e allo smog, ha un limite enorme dovuto al fatto che non fa chioma, mentre per abbassare realmente le temperature serve la copertura aerea delle fronde degli alberi, il cosiddetto canopy cover, e non dei semplici cespugli ad altezza pedone che lasciano l’ombra come un miraggio da inseguire.

Anche se molti agronomi si mostrano scettici sulla possibilità di piantare alberi ad alto fusto a causa di un suolo fortemente impermeabilizzato e occupato da una fitta rete di sottoservizi, come Alleanza Verdi e Sinistra e Possibile Frosinone siamo convinto che sia assolutamente possibile realizzare una soluzione concreta, strutturale e moderna per via Aldo Moro, applicando le migliori tecnologie urbane attualmente utilizzabili a costi persino più ridotti rispetto alle risorse economiche stanziate per il restyling della strada, offrendo un modello valido anche per le tante altre vie di Frosinone, inclusi il centro storico e la parte alta della città che appaiono completamente dimenticati da questa amministrazione.

Le fioriere in marmo fuori terra sono nemiche storiche dell’ombra poiché lo spazio per il terreno è minimo, portando le radici a cuocere in estate e a gelare in inverno, condizioni in cui un grande albero non potrà mai crescere; occorre quindi il coraggio politico di eliminare alcune fioriere nei tratti pedonali, spaccare l’asfalto e utilizzare i Soil Cells, ovvero celle di radicamento sotterranee modulari. Questa tecnologia innovativa aggira e protegge i fittissimi sottoservizi come tubi e cavi di luce, gas, acqua e fibra, garantendo lo spazio vitale per le radici sotto la pavimentazione e permettendo così di piantare alberi direttamente a livello della strada capaci di generare un’ampia e fitta ombra ad ombrello, come il Bagolaro o la Gleditsia triacanthos, oppure specie di terza grandezza selezionate secondo i Criteri Ambientali Minimi per il loro portamento contenuto e apparato radicale non aggressivo che non imbratta i marciapiedi commerciali.

Tra queste spiccano il Carpino Bianco dal perfetto sviluppo verticale stretto ideale per non coprire le insegne dei negozi e non interferire con l’illuminazione pubblica, come il Pero Chanticleer con la sua eccellente resistenza urbana, fioritura primaverile decorativa e apparato radicale compatto, e l’acero campestre, specie autoctona a crescita controllata e altamente resistente alla siccità. Per impedire alle radici di intercettare le tubature, l’uso di sistemi ad incastro come Cupolex Radici o il Sistema Atlantis crea una vera e propria gabbia portante sotto il marciapiede che regge il carico del traffico veicolare e pedonale lasciando il terreno interno soffice, non compattato e ricco di ossigeno, mentre lungo i quattro lati dello scavo vengono posizionati pannelli continui in polietilene ad alta densità come barriere antiradice verticali meccaniche dotate di nervature interne che obbligano l’apparato radicale a dirigersi in profondità, rispettando così le fasce di rispetto inderogabili imposte dagli enti gestori dei servizi e superando i vincoli normativi legati ai regolamenti comunali del verde e al Codice della Strada.

In alternativa alle celle modulari, si possono realizzare trincee di suolo strutturale sostituendo il sottofondo con una miscela ingegnerizzata di pietrisco e terra secondo il celebre Metodo Stoccolma, dove lo scheletro di pietra trasmette i carichi meccanici e i vuoti lasciano l’ossigeno necessario allo sviluppo radicale profondo, che viene ulteriormente stimolato da sistemi di sub-irrigazione ed aerazione composti da anelli di tubazione microforata e pozzetti di ispezione superficiali a filo marciapiede, azzerando la necessità di irrigazione a pioggia e spingendo la pianta a cercare l’acqua in profondità senza far risalire le radici in superficie.

Per affrontare la gestione dell’impermeabilizzazione del suolo, dato che oggi la pioggia su via Aldo Moro scivola via o allaga la carreggiata mentre d’estate l’asfalto irradia calore fino a sera, diventa fondamentale introdurre pavimentazioni drenanti continue, come asfalti porosi o calcestruzzi architettonici a ridosso delle alberature, e integrare Sistemi di Drenaggio Urbano Sostenibile capaci di collegare le caditoie stradali direttamente alle celle sotterranee, trasformando il viale in un efficiente sistema di laminazione delle piogge attraverso dei veri e propri Rain Gardens che favoriscono la sostenibilità idrica e l’evapotraspirazione che rinfresca l’aria circostante.

Questo approccio sistemico può essere arricchito creando sottili trincee drenanti continue tra il marciapiede e la carreggiata, sacrificando strategicamente qualche singolo stallo di sosta per inserire fasce de-pavimentate riempite con terre strutturali ed erbacee perenni che spezzano la monotonia del cemento e assorbono le violente bombe d’acqua estive, alleggerendo la rete fognaria urbana.

Poiché gli alberi richiedono anni per svilupparsi appieno e mitigare l’effetto isola di calore, mentre i cittadini, i passanti e i commercianti del salotto buono della città hanno bisogno di ombra immediata per tutelare le attività economiche, si può sfruttare la sezione stretta di via Aldo Moro installando cavi d’acciaio tiranti da un palazzo all’altro o sui pali dell’illuminazione per dare vita a un pergolato sospeso; su questi cavi si faranno correre reti di piante rampicanti a rapido accrescimento come Glicini o Bignonie piantate a terra, capaci di abbattere istantaneamente l’irraggiamento solare sulle vetrine e sulle teste dei passanti di ben quattro o cinque gradi.

Parallelamente, si suggerisce di convertire le piccole aree inutilizzate negli slarghi dei marciapiedi in Parklet, ovvero piattaforme in legno a livello del camminamento dotate di grandi vasche coibentate per ospitare piccoli alberi o pergolati e sedute pubbliche; questa soluzione non solo moltiplica lo spazio pedonale creando zone d’ombra diffuse, ma aumenta significativamente il tempo di permanenza e quindi la propensione all’acquisto delle persone, incrementando l’attrattività commerciale senza danneggiare il contesto infrastrutturale esistente.

Non dobbiamo assolutamente rassegnarci al miraggio dell’ombra né possiamo accontentarci di cambiare semplicemente i cespugli nelle fioriere sperando che rinfreschino l’aria, perché gli strumenti tecnologici e le competenze botaniche per raffrescare le nostre strade in modo intelligente, efficiente e duraturo esistono già, e la loro applicazione è ormai soltanto una questione di coraggio, lungimiranza e reale volontà politica. Per l’alleanza Verdi Sinistra e Possibile Frosinone, il tempo per un’idea alternativa di città è oggi, il futuro di Frosinone comincia adesso!