Viterbo – La restaurata pala cinquecentesca di Sant’Antonio da Padova torna nella basilica di San Francesco alla Rocca
Cronaca
16 Luglio 2026
Viterbo – La restaurata pala cinquecentesca di Sant’Antonio da Padova torna nella basilica di San Francesco alla Rocca

VITERBO – Dopo il restauro e il periodo di esposizione al Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz, la pala cinquecentesca Sant’Antonio da Padova, la Vergine Maria e Cristo Giudice proteggono la città di Viterbo è tornata nella basilica di San Francesco alla Rocca. L’opera è stata ricollocata nell’area absidale della chiesa, nell’ambito del progetto di studio, restauro e valorizzazione promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio per la basilica viterbese. Una restituzione importante, che consente alla tavola di tornare nel proprio contesto storico e devozionale, al termine di un percorso che ne ha permesso il recupero conservativo e la valorizzazione pubblica. Dopo l’intervento di restauro, la pala era stata infatti esposta temporaneamente al Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz, dove il pubblico ha potuto ammirare da vicino i dettagli restituiti dal delicato intervento conservativo, grazie a un allestimento e a un’illuminazione appositamente studiati. La nuova collocazione consente oggi di ricomporre un dialogo significativo tra la tavola e l’unico lacerto di affresco conservato nella basilica, anch’esso recentemente restaurato dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio. Una scelta che restituisce profondità alla lettura del complesso monumentale e, al tempo stesso, risponde a più adeguate esigenze conservative per la tutela della tavola cinquecentesca. Datata 1544, la pala è realizzata su tavola lignea con tecnica a tempera grassa e olio e rappresenta una delle più significative testimonianze pittoriche della storia religiosa e civile della città.

La composizione è dominata dalla figura di Cristo Giudice, affiancato da angeli, mentre in basso sant’Antonio da Padova e la Vergine Maria proteggono la città di Viterbo, raffigurata con grande precisione topografica. L’intervento conservativo, durato circa sei mesi, si è reso necessario per risolvere importanti criticità strutturali e superficiali: il supporto ligneo presentava deformazioni e attacchi xilofagi, mentre la pellicola pittorica mostrava sollevamenti, lacune, crettature e alterazioni dovute a precedenti restauri. Le operazioni di consolidamento, pulitura e reintegrazione hanno restituito leggibilità all’immagine, valorizzandone la qualità cromatica e la ricchezza dei dettagli. Sul retro è stato inoltre applicato un sistema di protezione climatica per garantirne una migliore conservazione nel tempo. Ad assistere alle operazioni di ricollocazione erano presenti la direttrice regionale Musei nazionali Lazio, Elisabetta Scungio, la direttrice del Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz, Sara De Angelis, la curatrice della Basilica di San Francesco, Arianna Petricone e i monaci francescani della basilica, che hanno seguito con soddisfazione il ritorno dell’opera dopo il restauro. «Il ritorno della pala nella basilica di San Francesco alla Rocca – dichiara Elisabetta Scungio – rappresenta un momento importante nel percorso di tutela e valorizzazione che stiamo portando avanti su questo straordinario complesso monumentale.

Dopo il restauro e l’esposizione al Museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz, l’opera torna oggi in un contesto capace di restituirne pienamente il valore storico, artistico e spirituale, in dialogo con gli altri interventi realizzati nella basilica». La ricollocazione avvenuta il 16 luglio, giorno dell’anniversario della canonizzazione di san Francesco, proclamato santo nel 1228 da papa Gregorio IX. Un riferimento che accresce il valore simbolico dell’intervento, nell’anno delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, che ricorre proprio nel 2026.

Il ritorno della pala conferma l’impegno della Direzione regionale Musei nazionali Lazio nella cura, nello studio e nella valorizzazione della basilica di San Francesco alla Rocca, luogo fondamentale della memoria religiosa, artistica e civile di Viterbo.