TARQUINIA – “Cesarini colpisce ancora”. Lo fa sapere l’ex sindaco Mauro Mazzola.
“Nel 2024 non votò una delibera di indirizzo finanziario perché non si presentò in Consiglio comunale – prosegue la nota -. Anche questa volta ha scelto di non assumersi la responsabilità del voto. Ha semplicemente cambiato strategia: si è collegato da remoto, è intervenuto nel dibattito e, proprio al momento della votazione sull’aumento dell’addizionale IRPEF, è improvvisamente scomparso dal collegamento. È ricomparso soltanto al punto successivo dell’ordine del giorno. Di fatto, ancora una volta, non ha votato.
Si tratta di un fatto politicamente molto grave.
Prima della sua ‘fuga’, però, Cesarini ha voluto prendere la parola per affermare che Tarquinia ha ottenuto, grazie a una battaglia condotta con determinazione, quelli che lui continua a definire “risarcimenti”. Io li ho sempre chiamati per ciò che erano realmente: le risorse previste da un Accordo Quadro che comprendeva non solo contributi economici, ma anche interventi di efficientamento energetico e numerose opere a favore del patrimonio comunale.
Non intendo perdere tempo in dispute terminologiche. Ciò che conta sono i fatti. E i fatti sono contenuti nell’Accordo Quadro tra Enel e Comune, un documento del quale molti parlano senza averne mai letto una riga.
Oggi Cesarini sostiene che bisogna tornare al tavolo delle trattative con determinazione. Sorge allora una domanda inevitabile: stiamo parlando dello stesso Ernesto Cesarini oppure di un sosia?
Dobbiamo dedurre che oggi riconosce che abbiamo fatto bene, che ho fatto bene, a sottoscrivere quell’Accordo Quadro con Enel, il Governo e la Regione Lazio?
Ricordo a tutti che firmai quell’intesa soltanto dopo l’inaugurazione e l’entrata in funzione della centrale. Lo sottolineo perché non avevo mai smesso di oppormi alla realizzazione della centrale a carbone. La stagione degli slogan sui presunti “soldi sporchi di sangue”, alimentata dal movimento No Coke, fu soltanto una stagione di polemica politica, aspra, strumentale e aggressiva.
Oggi, invece, Cesarini compie una vera inversione di rotta e, nei fatti, finisce per riconoscere la correttezza dell’operato della mia amministrazione. Lo stesso Cesarini che sosteneva che non ci si dovesse nemmeno sedere al tavolo con il “mostro Enel” e che quei contributi non dovessero essere accettati perché “sporchi di sangue”, oggi è il più convinto sostenitore della necessità di riaprire il confronto con Enel per ottenere nuove risorse. È una contraddizione evidente.
A questo punto dovrebbe avere la coerenza di trarne le conseguenze e rassegnare le dimissioni. I suoi continui distinguo penso stiano creando imbarazzo e difficoltà alla stessa maggioranza.
Non votare provvedimenti fondamentali come le variazioni di bilancio o l’aumento dell’addizionale IRPEF significa sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti della maggioranza che si sostiene. È un comportamento politicamente inaccettabile. Se Cesarini non ha il coraggio di prendere atto della propria evidente sconfitta politica, dovrebbe essere la stessa maggioranza a trarne le conseguenze e ad allontanarlo. Io lo avrei fatto con urgenza.
Per quanto riguarda, invece, le affermazioni di alcuni giovani consiglieri, soprattutto di maggioranza, secondo cui il contributo Enel non avrebbe potuto essere iscritto in bilancio come un’entrata certa e continuativa, credo sarebbe opportuno che approfondissero meglio la materia.
Un professionista rigoroso come il responsabile del settore finanziario, da sempre estremamente attento alla correttezza dei conti del Comune e mai incline a concedere margini che non fossero pienamente conformi alla normativa agli amministratori, insieme alla Segretaria Generale e ai responsabili dei settori competenti, nel momento in cui ha accertato e iscritto quelle somme anche nella parte corrente del bilancio, ha evidentemente ritenuto che l’Accordo Quadro tra Enel e Comune garantisse la continuità del funzionamento della centrale per almeno diciotto-venti anni. E i fatti gli hanno dato ragione: la centrale è rimasta in funzione proprio per circa diciotto anni.
L’utilizzo di quelle risorse nella spesa corrente ha consentito di ridurre la pressione fiscale sulle famiglie, sostenere il trasporto scolastico, investire nelle scuole, acquistare materiale didattico e incrementare i finanziamenti per l’acquisto di attrezzature sanitarie destinati all’ospedale, contribuendo concretamente a garantirne il funzionamento in una fase in cui si temeva perfino la sua chiusura.
Quelle risorse non sono state impiegate per feste o iniziative inutili, ma per servizi essenziali e investimenti a favore della comunità. Celli, Leoni e Blasi lo sanno perfettamente, perché facevano parte della mia amministrazione.
Fin dall’inizio era stata avviata una politica di contenimento della spesa con l’obiettivo di ridurre progressivamente la dipendenza della spesa corrente dalle entrate derivanti dall’Accordo Enel. Una strategia che avrebbe dovuto proseguire con continuità fino al completo superamento di quella dipendenza.
Ogni amministrazione è libera di compiere le proprie scelte. Saranno, come sempre, i cittadini a giudicarle e a stabilire se siano state giuste oppure sbagliate. Ciò che non è accettabile è cercare giustificazioni scaricando ogni responsabilità sulle amministrazioni che hanno governato in passato”.

