Cuti o non Cuti. Sono queste le riflessioni che predominano di più le menti dei dirigenti nerazzurri in queste ore. Ebbene sì: Romero o non Romero. Perché quando ti mettono sul piatto e senti potenzialmente d’aver in mano uno dei centrali più forti al mondo e soprattutto di grossa tradizione albiceleste (tinte e colori che storicamente fanno rima con garra e dna nerazzurro) senti dentro di te la necessità di farti trovar pronto.
Ma poi ogni club è un’azienda che deve far conti ben precisi. Soprattutto l’Inter di Oaktree e dei suoi paletti. Alla fine, comunque e per cautelarsi, è arrivato un pezzo come Stones: svincolato dal City, grande esperienza da trentenne fatto e finito, intanto innesto d’assoluto valore a parametro zero. Come storicamente ha sempre proceduto l’Inter di Marotta sin dai tempi di Simone Inzaghi.
Ma stavolta il discorso è differente perché a maggior ragione si può comporre con Akanji una delle difese più forti del mondo. La bozza di accordo col Tottenham, sui 45 milioni, ci sarebbe già. Spurs che non vedono ormai l’ora di farne a meno. Aspettano e si accontentano di quella cifra, chiunque la voglia sborsare: ecco perché occhio alla Liga, alle sirene da Barcellona ma soprattutto da Madrid, sponda Atletico di quel Cholo che sembrava promesso sposo del Cuti già estate scorsa.
L’Inter deve decidere se tirar fuori questi soldi o se investirli sull’esterno destro. Anche perché un laterale a sostituir Dumfries serve sempre, malgrado garanzie Diouf, anche perché Palestra e Khalaili per motivi differenti che vi descriviamo ormai da mesi sono belli che sfumati. Spunta Diaby, di proprietà del Leverkusen, ma proveniente dal mondo saudita. Costi in fase di valutazione: chissà che mesi dopo la riparazione di gennaio, quando sfumò, può diventare candidatura accessibile. Su cui magari stavolta sì, scrivere un finale o esito di trattativa differente.

