Cronaca, Politica
5 Agosto 2026
Civitavecchia – Piendibene non risponde alla interrogazioni, opposizione abbandona l’aula consiliare

Da cinque mesi il consigliere Frascarelli aspetta risposte anche sull’abbattimento degli alberi

CIVITAVECCHIA – Riceviamo e pubblichiamo –  Le opposizioni abbandonano l’Aula del Consiglio comunale per protestare contro l’assurdo atteggiamento di ostracismo assunto dal sindaco Marco Piendibene nei confronti del consigliere comunale di Fratelli d’Italia Giancarlo Frascarelli. Un comportamento al quale si è immediatamente adeguato il presidente del Consiglio comunale Marco Di Gennaro, che, seguendo le indicazioni del sindaco, ha deciso unilateralmente di rinviare quattro interrogazioni rivolte proprio al primo cittadino, nonostante Piendibene fosse regolarmente presente in Aula e fosse quindi tenuto a rispondere.

Il 2 marzo scorso il consigliere Frascarelli aveva presentato al sindaco di Civitavecchia un’interrogazione relativa all’abbattimento degli alberi di piazza Regina Margherita, insieme ad altre tre interrogazioni, tutte espressamente indirizzate al primo cittadino.

Oggi, 4 agosto, dopo oltre cinque mesi di attesa, le quattro interrogazioni avrebbero dovuto finalmente essere discusse in Consiglio comunale. Il presidente Di Gennaro ha invece comunicato prima alla Conferenza dei capigruppo e poi all’intera Aula la volontà di rinviarle tutte, motivando la decisione con l’assenza degli assessori competenti.

Una giustificazione del tutto infondata e pretestuosa, dal momento che le interrogazioni non erano rivolte agli assessori, ma direttamente al sindaco Piendibene, presente in Consiglio e unico soggetto formalmente interrogato.

È apparso evidente che il rinvio sia stato deciso sulla base della volontà personale del sindaco di non rispondere al consigliere Frascarelli. Una scelta politicamente e istituzionalmente gravissima, che il presidente del Consiglio comunale ha fatto propria, anziché garantire il rispetto del Regolamento e tutelare le prerogative di tutti i consiglieri comunali.

Al presidente Di Gennaro e al segretario generale è stato chiesto di indicare e leggere l’articolo del Regolamento che attribuirebbe al presidente del Consiglio il potere di decidere autonomamente chi debba rispondere a un’interrogazione e quando questa possa essere discussa. Nessuna disposizione in tal senso è stata indicata.

Al contrario, l’articolo 25 del Regolamento del Consiglio comunale recita testualmente:

“L’interrogazione consiste nella richiesta rivolta al Presidente del Consiglio, al Sindaco o alla Giunta per avere informazioni circa la sussistenza o la verità di un determinato fatto o per conoscere i motivi ed i criteri in base ai quali è stato adottato un provvedimento o gli intendimenti con i quali ci si prefigge di operare in merito ad un determinato fatto o intervento”.

La decisione del presidente Di Gennaro di impedire la discussione delle quattro interrogazioni rivolte al sindaco rappresenta quindi, a nostro giudizio, una grave violazione del Regolamento e delle prerogative riconosciute ai consiglieri comunali.

Riteniamo inaccettabile che eventuali incomprensioni, contrasti o rancori personali possano essere trasferiti all’interno delle istituzioni e interferire con il corretto esercizio dei mandati conferiti democraticamente dai cittadini.

Il sindaco non può scegliere a quali consiglieri rispondere e a quali no. Non può sottrarsi alle interrogazioni sulla base di simpatie o antipatie personali.

Allo stesso modo, il presidente del Consiglio comunale non può piegare il funzionamento dell’Aula alle indicazioni politiche del primo cittadino, ma dovrebbe essere il garante imparziale del Regolamento e dei diritti di maggioranza e opposizione.

Il tentativo di isolare e ostacolare un consigliere comunale di minoranza costituisce un precedente pericolosissimo. Appare ancora più grave se avallato da chi, come Piendibene, ha svolto per trent’anni il ruolo di consigliere comunale di opposizione e dovrebbe quindi conoscere perfettamente il valore delle garanzie riconosciute alle minoranze e ai cittadine che esse rappresentano, anche in considerazioni del fatto che nell’attuale consiglio comunale chi è all’opposizione rappresenta di gran lunga un numero maggiore di cittadini rispetto a chi è stato eletto in maggioranza.

Quanto accaduto non è, purtroppo, un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio e sempre più preoccupante.

È stata infatti rinviata per la seconda volta la discussione della proposta di modifica del Regolamento sull’accesso agli atti dei consiglieri comunali, attraverso la quale la maggioranza vorrebbe portare gli attuali tempi di risposta degli uffici da tre giorni a quindici giorni, prorogabili per ulteriori quindici.

Una modifica che finirebbe per comprimere pesantemente il diritto dei consiglieri comunali, soprattutto di quelli di minoranza, di esercitare tempestivamente le proprie funzioni di indirizzo, controllo e verifica dell’attività amministrativa.

La risibile motivazione fornita è che gli uffici sarebbero subissati dalle richieste di accesso agli atti, al punto da non riuscire a evadere le normali pratiche lavorative. Una ricostruzione che non trova alcun riscontro nei numeri, considerato che, nel corso degli ultimi due anni, le richieste presentate complessivamente dai consiglieri di opposizione sono state soltanto poche decine.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché coloro che per anni si sono autoproclamati paladini della trasparenza – a partire dal Movimento 5 Stelle, passando per Alleanza Verdi e Sinistra, fino allo stesso Partito Democratico – oggi che sono al potere fanno di tutto per rendere opaca l’azione amministrativa e restringere gli strumenti a disposizione delle opposizioni?

Prima la limitazione del question time, poi la riduzione del numero degli interventi consentiti a ciascun consigliere, le restrizioni alla presentazione e alla discussione degli emendamenti e, ora, il tentativo di dilatare fino a trenta giorni i tempi per l’accesso agli atti.

Una serie reiterata di modifiche e decisioni che sembra avere un unico obiettivo: ostacolare il legittimo esercizio delle funzioni di controllo attribuite dalla legge ai consiglieri comunali di minoranza.

Per queste ragioni, tutti i consiglieri di opposizione presenti hanno deciso di abbandonare i banchi dell’Aula in segno di protesta.

Una decisione forte, ma inevitabile, contro un comportamento che oggi ha colpito il consigliere Frascarelli e che domani potrebbe riguardare qualunque altro componente del Consiglio comunale.

Al consigliere Giancarlo Frascarelli va la piena solidarietà dei colleghi di minoranza per l’incredibile atteggiamento assunto nei suoi confronti dal sindaco Piendibene e avallato dal presidente del Consiglio comunale.

Le istituzioni non possono essere utilizzate per regolare rapporti o rancori personali, né per comprimere i diritti di chi è stato eletto dai cittadini per rappresentarli e svolgere liberamente il proprio mandato.

Civitavecchia ha bisogno decisamente di altro, rispetto a un Sindaco e una maggioranza presi quasi esclusivamente da questioni che ai cittadini non interessano minimamente.

I consiglieri comunali di opposizione