La fine è sempre più vicina. Malgrado convenevoli, malgrado convenienza, malgrado scossoni evitati. Come quelli in Marocco, in cui il Consiglio Fifa aveva settimana scorsa ribadito fiducia al presidentissimo, sì, ma sostanzialmente a tempo. Le elezioni sono sempre più vicine ed il mandato volge al termine: dopo 11 anni, Gianni Infantino è sempre più vicino a dover lasciare la massima poltrona della Fifa.
Se l’Uefa aveva sostanzialmente sfiduciato la sua candidatura seguendo le tracce segnate da Galles ed Inghilterra, adesso in vista delle prossime elezioni (tempo di candidature a novembre, giochi a marzo, mandato 2027/2031) a scendere definitivamente dal carro elvetico sono adesso ufficialmente anche la Confederazione Africana (la CAF) e la stessa Concafaf, le confederazione del Nord America.
A firme di Ceferin e degli altri rispettivi presidenti, Al Khalifa e Montagliani, si sottolineano parole cruciali come inganno e parlano di fiducia tradita, attacchi conseguenti al desiderio di Infantino di vendere i Mondiali a realtà private. In questo clima, difficile restare al potere. Quanto resisterà? Non solo metà dei continenti calcistici non ne vogliono più sentir parlar in chiave futura, ma sostanzialmente ne chiedono la testa già per i prossimi mesi: “Il calcio è la più grande passione condivisa del mondo. Non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione. Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro. È in questo spirito, in quanto confederazioni che rappresentano i propri membri, che oggi parliamo collettivamente. Non si tratta di soldi – si legge e spiega, nei tratti più significativi che qui riportiamo – Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l’integrità del calcio e l’integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo. Quando la fiducia viene tradita con l’inganno, quando una sola persona si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato un’autorità, quel dovere viene meno. Nella sua recente lettera ai vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate, la FIFA riconosce che sono stati commessi errori. Li definisce un errore di comunicazione, quando in realtà ciò a cui il mondo del calcio ha assistito è stato un errore di valutazione. Una proposta avanzata in tempi ristretti, senza adeguate consultazioni e presentata entro una scadenza che impediva alle federazioni di esaminarne correttamente i termini, non è frutto di una svista, bensì di una strategia volta a limitare il controllo”.

