«Volgarità e insulti sessisti dalla platea»: e sulla viterbese Sberna cala il gelo
Politica
10 Agosto 2026
«Volgarità e insulti sessisti dalla platea»: e sulla viterbese Sberna cala il gelo

La Russa accusa: parole pesanti mentre parlava la vicepresidente dell’Europarlamento. Landini nega tutto, ma il presidente di Palazzo Madama non ci sta: «La sua pezza è peggiore del buco»

ROMA – C’è un dettaglio della contestazione di Marcinelle che nessuno, a sinistra, sembra avere voglia di commentare.

Non le spalle girate durante la commemorazione dei 262 minatori morti nel 1956 — quelle sono finite ovunque, foto compresa.

Il dettaglio è un altro: mentre parlava Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, viterbese, dalla platea sarebbero partiti commenti sessisti. E qualcuno, racconta chi era lì, le ha pure mostrato ostentatamente il fondoschiena.

A denunciarlo è il presidente del Senato Ignazio La Russa, che di quella cerimonia era ospite istituzionale e che dalla platea si è preso volgarità mentre leggeva — leggeva — il messaggio del presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, non un comizio di partito.

La massima mancanza di rispetto per il luogo e per il momento, la definisce. Sul posto ha scelto di incassare in silenzio, per non rovinare la ricorrenza.

Oggi, tornato in Italia, parla. E parla di parole riferite da più parlamentari presenti, seduti vicino al segretario della Cgil Maurizio Landini, che avrebbero sentito le sue parole e quelle di chi gli stava accanto. Il contenuto La Russa non lo rivela: dice che non lo divulgherà e che spera non esistano registrazioni, perché per chi le ha pronunciate sarebbe davvero imbarazzante. Una reticenza che pesa più di una citazione testuale.

La pezza peggiore del buco

Poi c’è il capitolo rivendicazione, ed è qui che la vicenda diventa politicamente indifendibile. Il gesto è stato attribuito al sindacato belga Fgtb; Landini ha negato con decisione ogni coinvolgimento della Cgil. Ma il presidente del Senato smonta la ricostruzione con due osservazioni che non hanno bisogno di aggettivi: tra i contestatori c’erano italiani, e quella giornata era attraversata da un fazzoletto rosso che portava stampate le sigle di entrambi i sindacati. Difficile spiegarlo come una coincidenza.

Doveva dissociarsi, Landini? La risposta di La Russa taglia corto: non avrebbe potuto, era palesemente coinvolto. E la smentita, aggiunge, è stata una pezza peggiore del buco. Il consiglio non richiesto è ancora più tagliente: prima di liquidare chi denuncia una protesta volgare come vittima di un colpo di sole, conviene guardare bene chi si ha a portata di orecchio — e che risatine si sente.

Il silenzio su Sberna

Resta la domanda che nessuno pone. Se frasi sessiste fossero piovute addosso a una vicepresidente dell’Europarlamento di un altro colore politico, quante ore sarebbero passate prima delle solidarietà bipartisan, degli hashtag, delle interrogazioni? Nel caso di Antonella Sberna, finora, poco o nulla.

L’antifascismo, osserva La Russa, viene evocato in mancanza di argomenti più solidi: quando il Msi era condannato all’irrilevanza nessuno lo agitava, ora che Giorgia Meloni governa è tornato utile. E stavolta è stato agitato pure nel posto sbagliato: Marcinelle è una data che la destra italiana commemora da decenni, ben prima che la sinistra la scoprisse. Fu An, con Mirko Tramaglia, a farne la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il presidente del Senato dice di non essersi offeso personalmente. Il punto, in effetti, non è lui. Se ti serve, posso tagliarla a 2.500 battute per la pagina, o girarti anche il file Word impaginato.