Il Palio della Vergogna: Allumiere balla sui cadaveri di due ragazzi
Cronaca
23 Agosto 2026
Il Palio della Vergogna: Allumiere balla sui cadaveri di due ragazzi

ALLUMIERE – Chiamiamolo con il suo nome vero: il Palio della vergogna. Perché di vergogna, e non di festa, bisogna parlare quando si racconta cosa è successo ad Allumiere.

Il Palio dei Somari, dopo 26 anni, se lo è aggiudicato il rione Ghetto. Ma il vero risultato di questa edizione non è scritto nell’albo d’oro: è scritto nel sangue di due ragazzi morti, e nell’indifferenza di chi ha deciso che il rullo dei tamburi valesse più delle loro vite.

Francesco Di Fazio aveva 36 anni. Gabriele Tullio ne aveva 15. Sono morti asfissiati, uccisi dal monossido di carbonio mentre dormivano nel gazebo dove lavoravano come ambulanti. E la loro morte, ad Allumiere, non è bastata a fermare nulla. Non un rinvio. Non un annullamento. Non un gesto che avesse la dignità del lutto. Solo un minuto di silenzio, recitato come un fastidioso obbligo formale, e poi via: tamburi, urla, schiamazzi, sbandieratori, giubilo. La festa doveva continuare, e la festa è continuata.

Tantissima gente ha detto no. Ha boicottato la manifestazione, non è salita sui monti della Tolfa, ha lasciato vuoti gli spalti di Allumiere.

Non poteva essere altrimenti: c’è un limite alla decenza, e in molti quel limite lo hanno riconosciuto anche se il Comune no.

Perché mentre le bandiere sventolavano e la folla esultava, a pochi passi lo stand di Francesco e Gabriele era ancora lì, intatto, muto, a certificare una tragedia immane.

Due pontini, uno di Fondi e uno di Nerola, arrivati ad Allumiere per guadagnare due spiccioli proprio durante questa manifestazione, e ripartiti in un sacco nero.

Evidentemente ad Allumiere funziona così: due parole di circostanza, un minuto contato sull’orologio, e poi si volta pagina. Chi è vivo è vivo, chi è morto è morto, e la giostra deve girare. È una vergogna. Ed è una vergogna che sui social, a livello nazionale, ha suscitato un’indignazione unanime – a dimostrazione che il senso del pudore, altrove, esiste ancora. Solo un Palio dei Somari poteva pensare di scavalcare così il dolore, il cordoglio, il lutto di due famiglie che non rivedranno mai più i loro cari tornare a casa.

E mentre due bare si preparavano al viaggio del non ritorno, ad Allumiere si festeggiava il sessantesimo Palio delle Contrade: il Ghetto campione dopo 26 anni di digiuno, decisivo il fantino Massimiliano Virgili, alias Marchicià, passato in giallorosso proprio quest’anno, vittorioso in due batterie su tre. La Polveriera si è aggiudicata il titolo di migliore contrada di sbandieratori e il premio per il miglior corteo storico. Applausi, coppe, sorrisi.

Ma il premio più significativo di questa edizione, quello che nessuno consegnerà mai su un podio, se lo sono guadagnato gli organizzatori del Palio e il sindaco Luigi Landi: il premio della vergogna. Non hanno saputo – o non hanno voluto – gestire una tragedia più grande di loro, una tragedia davanti alla quale l’unica scelta possibile, l’unica scelta decente, era il silenzio. Il lutto. Il rispetto. Invece hanno scelto lo spettacolo. Bene così, si dirà. Non è affatto bene. Non lo sarà mai.