MARANELLO – Col ritorno della Serie A, un weekend pieno di sport per migliaia di appassionati sparsi tutta la Penisola ancora sotto l’ombrellone come non. C’è stata anche la Formula Uno, tanta F1, in tutto questo.
Un weekend, quello d’Olanda, che Max Verstappen aveva ben pensato di sfruttare quasi in maniera cinematografica per brindare al suo rinnovo record, quello con Red Bull. Dopo l’annuncio del giovedì, però, c’è stata ben poca fortuna: dal sogno all’incubo o meglio quasi al dramma, con quell’incidente spaventoso che ha significato ritiro e bandiera rossa alla fine pensate soltanto del primo giro.
E scherzo del destino F1, a vincere proprio a casa sua in quel di Zandvoort è stato chi lo scorso anno gli ha soffiato un trionfo eroico. Il campione in carica, Lando Norris, a cui per tanto tempo gli è stato forse correttamente contestato quanto e come avesse vinto l’anno scorso soltanto perché con macchina nettamente più astronave delle Red Bull. Invece, il pilota McLaren quest’anno sta dimostrando alla lunga d’esser pilota d’alto livello: la F1 è ricominciata da dove aveva lasciato a luglio, secondo successo consecutivo per Norris, che dopo l’Ungheria s’è preso pure l’Olanda e torna sotto in chiave podio.
Tra i temi spicca Alonso, l’eterno a 39 primavere, addirittura nono, a punti con l’Aston Martin: impresa quasi leggendaria, commovente. Passa in secondo piano, forse, ma era giusto risaltarla. Infine il capitolo del Day After che fa più rumore, o forse male, da queste parti.
Quelle di Maranello: la Ferrari. Rosse che anche stavolta, a livello di strategia, avrebbero dovuto lasciar più spazio al più forte, Sir Lewis; solo alla fine s’è scostato Leclerc che ha chiuso quinto, ma Hamilton ha perso podio e chiuso quarto nel duello a distanza con Russell, che adesso lo appaia in seconda in classifica Piloti.
Alla fine d’articolo ma soprattutto della fiera esulta solo Kimi, che senza pressione se ne resta lassù, indisturbato: lotte feroci tra gli altri, lui guarda dall’alto, come i grandi campioni predestinati.

