Nemmeno 48 ore dopo Pogacar, il crollo di un altro campionissimo. Stavolta non si parla di ciclismo, ma di tennis. Ed il protagonista è ancora uno dei più grandi della storia, stavolta in negativo, stavolta forse e francamente sul viale del tramonto.
Perché sgomenti gli occhi con cui tanti appassionati hanno appreso e scoperto la notizia: Djokovic già fuori da US Open, eliminato al primo turno. Ha vinto Navone, dopo quasi cinque ore di battaglia fisica stremante. Cinque ore in cui nella gara di Nole c’è stato tutto, al limite del dramma: prima conati, quindi vomita due volte in campo, quindi si ferma, quindi comunica le sue difficoltà altresì allo stesso giudice di sedia, quindi grossi problemi respiratori, pertanto altro break, per finire con gran mal di schiena, per non farsi mancar nulla.
E pensare che quasi in maniera eroica era riuscito pure a ribaltar il set perso all’inizio; ma alla lunga non c’è storia, tutte le difficoltà descritte al secondo capoverso la faranno da padrone, l’orgoglio non gli fa mai alzare bandiera bianca ma al set finale, chiuso 6-1 per Navone, lo spot è davvero difficile da digerire. Pure il popolo americano, che ha perso una delle star più attese, resta sgomento. E triste, sportivamente. Navone non può far altro che sfruttar l’occasione e volar al secondo turno, centrando forse la vittoria più importante della sua carriera, la seconda di sempre contro un Top Ten: adesso potenziale sfida a Berrettini.
Scivolone mediatico, di quelli che fanno rumore, di quelli che aprono anzi letteralmente spalancano interrogativi per Djokovic: quel fisico non supporta più le qualità di sempre, a 39 l’impressione è stata davvero e francamente impattante. Se ne andrà in lacrime, a testa bassa, sconsolato ed inconsolabile. Viale del tramonto?

