MONZA – Il giorno dopo, ancora occhi gonfi di gioia. Per tutti. Per una città e per qualsiasi tifoso tricolore che ha avuto il privilegio d’assistere da vicino ad attimi già scalfiti nella storia. Il trionfo di Kimi Antonelli, d’altronde, è stato antologia; roba cinematografica, roba da libri, già, proprio libri di storia.
Una rimonta epocale, da record, partendo in 19° posizione dalla griglia di partenza. Strategia Mercedes, sì, ma fenomeno. Fenomeno puro e limpidissimo. Un predestinato che sembrava quasi avesse preso gusto ad aspettar stoccata e momento giusto per tornare a vincere, dopo qualche settimana estiva di calma ed assoluta amministrazione; lassù, in cima alla classifica Piloti, sfruttando rivali che colpendosi a vicenda in realtà non facevano altro che il suo gioco, in cui danzava, guardando tutti dall’alto, cimentando il suo vantaggio verso il suo primo trionfo iridato a soli 20 anni.
Aspettava evidentemente il momento più romantico, per tornare a vincere. Quello per la storia, quello di Monza, quello davanti alla sua gente, davanti al suo Paese. Che per una volta non nutriva cuore squisitamente rosso Ferrari, ma altresì bianco e verde. I colori di Kimi, quel gioiellino tutto tricolore che diventa il primo italiano a vincere il GP d’Italia, quello domestico, a 60 anni dall’ultima volta: Scarfiotti, pensate, nel remoto 1966. Nessun italiano arrivava nemmeno a podio da 21 anni, pensate, al fine di ricostruzione un pochino di grandezza di quanto ha fatto domenica Antonelli: l’ultima volta fu Fisichella ai tempi della Renault, nel 2006.
Non vinceva dal Belgio, non vinceva da luglio. Non ha scelto di vincere, ha scelto di trionfare. Trionfare e tuffarsi, tra la sua gente. Un momento atteso 60 anni, che celebrerà con la sua Italia e con quella Monza, ormai casa sua, per sempre. Un giovincello delle campagne bolognesi che oggi è Re tricolore, in F1. Celebrerà con spaghetti, celebrerà con la sua Mercedes, celebrerà per l’appunto tuffandosi in mezzo ai suoi fan, in delirio
Un successo che anche a livello aritmetico gli consente di staccare di ulteriori 27 lunghezze i suoi inseguitori. Staccati, forse definitivamente, il suo compagno di squadra Russell nonché Sir Lewis Hamilton. Adesso +66 sul suo diretto collega, sempre più fuga iridata.

