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8 Settembre 2026
Fratoni da Roma a Berkeley “Sull’energia nucleare l’Italia non parte da zero”
SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Dalla Sapienza di Roma alla guida di uno dei più prestigiosi dipartimenti universitari americani dedicati all’energia nucleare. Massimiliano “Max” Fratoni, Xenel Distinguished Professor e Chair del Department of Nuclear Engineering della University of California, Berkeley, è stato tra gli scienziati incontrati sulla Space Economy durante la missione nella Silicon Valley promossa da Intesa Sanpaolo in collaborazione con INNOVIT.
Fratoni ha accompagnato la delegazione anche all’interno dei laboratori di Berkeley, illustrando attività di ricerca che spaziano dalla progettazione dei reattori nucleari avanzati e degli Small Modular Reactors (SMR) fino alle applicazioni dell’energia nucleare nello spazio. È inoltre Head of Reactor Design di NANO Nuclear Energy.
La sua è anche una storia emblematica dell’eccellenza scientifica italiana negli Stati Uniti. Laureato alla Sapienza, arrivò a Berkeley nel 2003 per svolgere parte della tesi del vecchio ordinamento. Qui ha poi conseguito il PhD e dal 2013 è professore di Ingegneria nucleare, fino a diventare Chair del dipartimento.
Nell’intervista a Italpress, Fratoni ha parlato soprattutto del possibile ritorno dell’Italia all’energia nucleare, tema sul quale ha partecipato direttamente al dibattito italiano e al confronto sulle tecnologie di nuova generazione.
Secondo Fratoni, l’Italia parte tutt’altro che da zero. Il Paese conserva infatti competenze importanti nelle università e nelle piccole imprese specializzate, alle quali si aggiunge un patrimonio di scienziati e tecnici italiani che oggi lavorano nei principali centri internazionali e che potrebbero diventare una risorsa qualora l’Italia decidesse di tornare a costruire reattori e produrre energia nucleare.

“Storicamente l’Italia è sempre stata un Paese che ha prodotto talenti”, ha ricordato Fratoni, sottolineando come molti di essi lavorino oggi all’estero ma possano contribuire sia al dibattito sia a un eventuale nuovo programma nucleare italiano.
Un giudizio positivo anche sulla preparazione dei giovani che arrivano dall’Italia a Berkeley: secondo il professore, gli studenti italiani si distinguono soprattutto per la solida formazione di base in fisica e matematica, oltre che nelle discipline più specificamente nucleari.
Anche per Fratoni, quindi, parlare semplicemente di “fuga dei cervelli” rischia di essere riduttivo. Nella scienza e nella tecnologia, ha spiegato, serve piuttosto un sistema di “osmosi”, fatto di scambio continuo di conoscenze, persone e talenti.
Ed è proprio qui che l’Italia può trasformare una partenza in un vantaggio: avere nei grandi centri scientifici americani ricercatori italiani significa anche disporre di “una porta, un accesso a quello che succede qui negli Stati Uniti”, creando collegamenti con competenze e talenti che un giorno potrebbero contribuire nuovamente alla ricerca e all’industria in Italia.

xo9/sat/gtr
(Video di Stefano Vaccara)