NEW YORK (USA) – Flushing Meadows vanta un nuovo eroe. Vanta un nuovo protagonista in copertina, almeno fino a domenica sera. Parliamo di Ben Shelton, al momento più alto del tennis della sua carriera. Che nella semifinale dell’ultimo Slam della stagione, in un’edizione US Open che ha visto triturati i più forti, centra proprio la prima finalissima Slam della sua giovane ma già ambiziosa carriera.
Un traguardo che comunque dovesse andar la finalissima vale già tantissimo. Perché cambia dimensione del tennista a stelle e strisce, per mille motivi. Il primo è aver coronato un percorso mediaticamente straordinario: lui chi ha fatto fuori Alcaraz. Il secondo perché è lo Slam più atteso oltreoceano, quello a New York, quello davanti alla sua gente. Il terzo perché parliamo di una finale conquistata battendo in semi Tiafoe, l’altro americano, in un derby di cui per ore e giorni non s’è parlato d’altro, in America.
Una semifinale tutta a stelle e strisce davanti al popolo americano. Un evento più unico che raro. Per esperienza forse i pronostici suggerivano quel Tiafoe che infatti era pur partito bene vincendo il primo set, prima di incassare una remuntada sensazionale: 4-6, 6-3, 6-3, 7-5. Una rimonta, quella di Shelton, condita da statistiche straordinarie: 20 ace e 47 vincenti, è stato spettacolo puro, spettacolo che ha deliziato il pubblico Flushing Meadows.
In una battaglia perdurata oltre le tre ore e un quarto, Shelton diventa dunque il 31° mancino della storia a centrare una finalissima di uno Slam di questo calibro. La finale più giusta, probabilmente, quella che ammireremo domani sera: c’è Zverev, che può accorciare pesantemente su Sinner, sì, ma che non se la porta da casa. E da Montecarlo, forse, strizzeranno l’occhio e faranno il tifo proprio per la nuova star a stelle e strisce.

