Al via l’esproprio della Torre di Pasolini, il proprietario Gallinari: “30 giorni per lasciare la propria casa”
Cronaca
14 Settembre 2026
Al via l’esproprio della Torre di Pasolini, il proprietario Gallinari: “30 giorni per lasciare la propria casa”

di Simona Tenentini

SORIANO NEL CIMINO – Non sono bastati gli appelli, non sono state sufficienti le raccolte firme, non sono state ascoltate le voci di illustri personalità: alla fine la temuta e attesa notizia è arrivata: la Torre di Pasolini sta per essere espropriata al suo legittimo proprietario, l’attore Gabriele Gallinari.

La vicenda, lunga e complessa, ruota intorno ad una complicata questione riguardanti usi civici che graverebbero sulla proprietà, attualmente rivendicata dall’Università Agraria di Chia, ente privato che gestisce il parco circostante la dimora.

Una serie di sentenze giudiziarie contrastanti tra loro, contro le quali si sono mossi giuristi, attori ed intellettuali, ha condotto, alla fine, all’infausto epilogo, comunicato dallo stesso Gallinari sui social:

“30 GIORNI PER LASCIARE LA PROPRIA CASA.In Italia nel 2026 cacciati senza indennizzo da una prima casa regolarmente acquistata, restaurata e manutenuta.Immobili residenziali vincolati dai Beni Culturali affidati ad un ente privato AGRARIO indagato dalle autorità competenti.L’uso civico non c’è.

Questo aveva già certificato il Comune prima dell’acquisto e lo ha confermato il CTU nominato dal Giudice: la proprietà è privata.

L’acquisto è regolare.Il Giudice o meglio il Commissario Unico agli Usi Civici di Lazio, Umbria e Toscana, ha disconosciuto completamente le conclusioni del suo tecnico di fiducia, senza motivare.

Sentenza di primo grado, appello fissato per il 2028, un ulteriore grado di impugnazione.

FUORI DI CASA IN 30 GIORNI.AVANTI IL PROSSIMO”

 

Un esproprio assurdo di una proprietà privata regolarmente pagata e restaurata a proprie spese come spiegato in maniera chiara ed esaustiva anche da Francesco Cozza Caposavi su Instagram.

Una vicenda grottesca e surreale sulla quale è necessaria una riflessione collettiva.

 

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