TORINO – Sorrisoni, finalmente. Forse il weekend che Spalletti approccerà in maniera più serena, dall’inizio della stagione. E non era scontato. Il NEC potrebbe esser stata la medicina migliore. Chiaramente non può bastare, chiaramente servirà prestazione e risultato con la pericolosissima Atalanta di Sarri, ma intanto la manita d’Europa è servita alla Juventus per tornare a respirare clima sereno, positivo, ottimistico. E soprattutto, al buon Luciano, per provare a scacciare fantasmi contiani.
La Juventus s’è divertita ed ha divertito, alla prima d’Europa League. Aspetti desiderati, ricercati; aspetti per nulla garantiti. Un 5-0 senza diritto di replica con cui la Vecchia Signora ha mandato un messaggio al resto di una competizione di cui vuol esser protagonista fino alla fine. Piccoli olandesi divorati e tante, tante risposte positive.
Perché Spalletti cercava nuove trame a centrocampo, persa per mesi la mediana su cui pensava di costruire il presente bianconero, Locatelli e Thuram. Douglas Luiz inizia ad ingranare, s’aspetta Koopmeiners, ma sorpresa Sarr macina e ago McKennie resta tatticamente tremendamente strategico.
Le trame arrivano, le trame fioccano. C’è spazio per tutti. Per i fluidificanti che vengono dentro, si guardi al gol di Celik che esprime il calcio e le moderne filosofie del 2006; c’è spazio pure per le ali che tagliano, si guardi al vantaggio di Nico o lo stesso destro secco di Alajbegovic, che in assenza di Yildiz ha già fatto veder d’esser giocatore vero.
Ma soprattutto, gli attaccanti. S’è sbloccato Woltemade dal dischetto, ma deve crescere. Soprattutto, Spalletti ha fatto entrare ed ha sbloccato Kolo Muani, quel carro che tra pungolate e coccole continua a sostenere, perché quei 45 milioni meritano tempo e custodia. Non ci sono alternative, Kolo deve tornare a recitare ruolo di primordine. Il NEC, overdose di risposte positive che ha ingraziato un pubblico dell’Allianz che non si divertiva così da tempo, deve esser punto di ripartenza. La Juve, da qui, deve sbocciare.

