TORINO – La fuga del presunto responsabile dell’abuso su un ragazzino di dodici anni è durata appena una manciata di giorni. Intorno alla mezzanotte di ieri, gli investigatori della Squadra Mobile di Torino, guidati dal dirigente Davide Corazzini, hanno rintracciato e fermato il ventenne accusato della drammatica violenza sessuale consumatasi venerdì 18 settembre al parco dell’Arrivore.
Al momento della cattura, un dettaglio ha raggelato gli inquirenti: il giovane si trovava ancora a bordo di quel monopattino che, secondo l’accusa, era stato subdolamente utilizzato per avvicinare la giovanissima vittima nel cortile di casa, offrendogli la promessa di un giro insieme prima di trascinarlo nell’incubo.
Arrivare al sospettato ha richiesto uno sforzo investigativo enorme da parte degli uomini della Polizia di Stato. Il ventenne, un cittadino italiano di seconda generazione con origini egiziane, risulta infatti senza fissa dimora. Dopo essersi allontanato dal luogo degli abusi, avrebbe cercato di far perdere le proprie tracce spostandosi continuamente da una zona all’altra del capoluogo piemontese, trovando ripari di fortuna e nascondigli all’interno di alcuni stabili abbandonati.
A stringere definitivamente il cerchio attorno al fuggitivo è stata una minuziosa e ininterrotta analisi dei circuiti di videosorveglianza. Passando al setaccio i frame registrati dagli occhi elettronici sparsi per la città, i poliziotti sono riusciti a mappare gli spostamenti del ragazzo, restringendo progressivamente il raggio delle ricerche fino a individuarlo e bloccarlo nella tarda serata di ieri.
Una volta fermato, il ventenne è stato immediatamente trasferito negli uffici della Questura per essere sottoposto a un serrato interrogatorio. Messo alle strette e di fronte agli elementi raccolti a suo carico dalla Squadra Mobile, il giovane è crollato: durante il colloquio con gli inquirenti ha formalmente confessato le violenze perpetrate ai danni del minore.

