Viterbo Open Mall costa 45mila euro, l’amarezza dei commercianti: “Scelta scellerata, i negozi non vivono di visitatori extra ma di residenti”
Cronaca
24 Settembre 2026
Viterbo Open Mall costa 45mila euro, l’amarezza dei commercianti: “Scelta scellerata, i negozi non vivono di visitatori extra ma di residenti”
Dai documenti ufficiali emerge una cifra esagerata e non sostenibile che andrebbe direzionata su asset più strutturali

VITERBO – I riflettori sull’Open Mall si sono appena spenti e, smaltita l’euforia del fine settimana, per il centro storico di Viterbo è arrivato il momento di fare i conti. In tutti i sensi. Spulciando l’albo pretorio del Comune emerge infatti che la due giorni di eventi a cielo aperto è costata alle casse pubbliche la bellezza di 45mila euro, escludendo persino alcune spese accessorie. Una cifra altissima che, a bocce ferme, spinge molti a interrogarsi sulla reale ricaduta economica della manifestazione. Se da un lato le strade si sono riempite, registrando un flusso eccezionale di passeggiatori, dall’altro lato le vetrine raccontano una storia ben diversa: pochissimi veri turisti e una stragrande maggioranza di cittadini locali che si sono limitati a guardare. La domanda che rimbalza tra le vie del centro è inevitabile: ne è valsa la pena?

A tirare le somme sono in primis i commercianti, i diretti interessati di un progetto nato proprio per rilanciare lo shopping. Il bilancio, raccolto tra chi alza la serranda ogni mattina, è intriso di profonda amarezza. Il sentore comune è chiaro: “Un evento è sicuramente utile per ravvivare temporaneamente la città, ma servono cambiamenti strutturali e decisioni più grandi per cercare di invertire la tendenza di Viterbo, che continua a spopolarsi dentro le mura a discapito di ogni tipologia di negozio”.

L’entusiasmo per le strade affollate si scontra duramente con la realtà dei registratori di cassa. “Le persone sono venute, ma in pochi, pochissimi sono entrati nei nostri negozi per fare acquisti”, confida una commerciante del centro. La doccia fredda è arrivata con la scoperta dei costi sostenuti dall’amministrazione. “Apprendere ora che per un po’ di manifesti, decorazioni e due bancarelle è stata spesa la folle cifra di 45mila euro è un colpo al cuore. Si tratta di fondi pubblici che potrebbero essere utilizzati, intanto, per combattere il degrado del centro, che disincentiva le visite”.

Tra gli esercenti si fa largo la convinzione che la strategia turistica vada completamente ripensata, puntando sull’identità storica piuttosto che sull’intrattenimento spot. “Più che un evento, a Viterbo servirebbe un festival strutturato, magari declinato per abbracciare la natura storica e artistica della città – suggerisce un altro negoziante – Non è un segreto che a oggi la maggior parte dei turisti venga a Viterbo perché è ‘La Città dei papi’. Bisognerebbe ragionare su questo, lavorare a un evento strutturale di due-tre giorni che possa invogliare le persone a venire qui e fermarsi per assistervi. Aiuterebbe molto a far girare ancora di più il nome della città e ad aumentare il flusso turistico”.

L’analisi più severa arriva da chi paragona l’iniziativa alle dinamiche delle vere eccellenze della Tuscia. “La gente va a Bagnoregio per vedere la Città che muore, Civita. Non vanno a Bagnoregio per vedere i negozi aperti, che sono la normalità”, ragiona un operatore. “Il mio è un esempio, ma lo uso per far capire come l’Open Mall abbia fallito sotto ogni punto di vista. Non possiamo spendere 45mila euro ogni weekend solo per portare la gente in centro. Non è una cifra sostenibile. Anzi, è proprio una scelta scellerata”.

La ricetta per salvare il commercio locale, secondo chi vive il centro storico quotidianamente, non passa dunque per le installazioni temporanee ma per una radicale inversione di rotta demografica. “I negozi non vivono di qualche visitatore extra tra sabato e domenica, vivono di un flusso costante giornaliero e per averlo l’unico modo è riportare abitanti in centro – conclude l’esercente – Abitanti che spendono e che vivono il centro. Il prossimo sindaco, chiunque sia, dovrebbe puntare a questo: ripopolare il centro di gente per bene, spendente e magari pensare a come far crescere la città in numero di abitanti, perché stiamo sparendo”.