TUSCIA – Nonostante i recenti sconti applicati sulle reti ENI, i rincari record di benzina e diesel continuano a minacciare la tenuta finanziaria di numerose categorie professionali, con un impatto profondo anche sul tessuto economico della Tuscia. L’ultimo report elaborato dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ha scattato una fotografia precisa delle professioni più vulnerabili all’aumento dei costi energetici, evidenziando come a Viterbo siano complessivamente 1.274 le sedi di impresa in forte affanno.
Entrando nel dettaglio dei dati provinciali viterbesi, l’impatto si divide tra tre settori nevralgici per l’economia locale:
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Nella provincia di Viterbo il comparto più esposto è quello degli agenti di commercio, con ben 954 imprese attive sul territorio.
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Il settore dell’autotrasporto e dei servizi di trasloco conta invece 264 aziende viterbesi.
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Il quadro si completa con le 56 imprese locali che operano nel settore dei taxi e del noleggio con conducente (NCC).
Queste tre categorie sono quelle che subiscono i danni maggiori per ragioni strutturali legate alla natura del loro lavoro. I tassisti, essendo vincolati a tariffe di natura amministrativa decise dai Comuni, non possono scaricare i rincari sui clienti e subiscono una progressiva erosione dei guadagni netti. Gli agenti di commercio, che arrivano a percorrere mediamente tra i 30.000 e i 40.000 chilometri all’anno, si trovano costretti ad assorbire interamente l’aumento dei costi fissi poiché vincolati da provvigioni e accordi commerciali pregressi. Infine, i camionisti e gli autotrasportatori viterbesi devono affrontare una grave crisi di liquidità, stretti tra costi operativi immediati (gasolio, pedaggi, manutenzione) e incassi delle fatture che slittano spesso a 90 o 120 giorni.
A livello nazionale, la CGIA sottolinea come gli aumenti restino insostenibili: rispetto al 27 febbraio 2026, i prezzi medi sulla rete nazionale in modalità self-service registrano un +29% per la benzina e un +36% per il gasolio. Anche presso i distributori ENI, che applicheranno nuove scontistiche, i rincari si manterranno comunque a +19,2% per la benzina e +27,3% per il diesel.
Di fronte a questi numeri, l’associazione artigiani chiede un intervento deciso da parte dell’Unione Europea per concedere maggiore flessibilità sui conti pubblici agli Stati membri. La CGIA ricorda infatti che l’attuale Governo Meloni, in sei mesi e mezzo, ha potuto stanziare 2,6 miliardi di euro tra taglio delle accise e crediti d’imposta per arginare il problema. Nel 2022, invece, potendo contare su deroghe europee ai vincoli di bilancio, il Governo Draghi riuscì a investire ben 7,3 miliardi di euro in otto mesi per abbattere le accise.

